Poste: in coda al freddo e al gelo lungo via Veneto, la protesta di “La Mortara che vorrei”

MORTARA - Code infinite alle Poste. Fuori però. Perché l’ingresso è contingentato e decine di utenti sono costretti ad attendere sul marciapiede di via Vittorio Veneto. Una scena che si ripete tutti i giorni. Da mesi. Per questo l’associazione “La Mortara che vorrei” chiede un “piano straordinario”. E tira per la giacca il primo cittadino. Un sindaco po’ e deve fare qualcosa. Ci sono degli esempi. Nel milanese un nutrito gruppo di sindaci ha scritto una lettera di protesta alla direzione delle Poste chiedendo di ampliare gli orari di apertura degli sportelli. Il problema non può essere sottovalutato. Chiunque abbia avuto bisogno di operazioni postali ha potuto rendersi conto delle difficoltà di accesso e delle lunghissime attese. Rese ancora più difficili da tollerare a causa delle temperature rigide dell’inverno. A pagarne le consegienze sono soprattutto le persone anziane “Naturalmente – è il pensiero dell’associazione presieduta da Luana Ghirello - prendiamo atto che le misure per la pandemia hanno imposto accessi contingentati. Però il risultato è che spesso si formano lunghe code sulla via e inevitabili assembramenti. Si costringono inoltre molte persone anziane, per le quali la Posta è un riferimento d’obbligo e che hanno forte difficoltà con la digitalizzazione delle operazioni, a rimanere al freddo per molto tempo. Ci uniamo alle legittime proteste delle organizzazioni sindacali e chiediamo un piano straordinario per far fronte all’emergenza. Chiediamo inoltre al Sindaco di Mortara di intervenire in merito, segnalando la situazione in un mese non certo ottimale per stare all’aperto e di conseguenza tutelare la propria popolazione più anziana. Ricordiamo inoltre che le Poste non sono un’azienda privata che ha come primo compito quello di dare soddisfazione ai propri azionisti ma un ente pubblico economico e che di conseguenza deve avere a cuore anche la dimensione sociale del risparmio. Dal 2015 la società per azioni, è controllata con circa il 60 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze. Di fatto il controllo appartiene allo Stato e di conseguenza ai cittadini. Cittadini che chiedono con forza in un periodo difficile di poter godere di maggior tutela”.

Luca Degrandi