Pendolari come sardine, il primo giorno della Fase 2 è solo un ritorno al passato

MORTARA - Fase due, giorno uno, tutti in carrozza! Come prima, più di prima. Così dall’immunità di gregge si passa “all’effetto gregge”. Infatti le code ordinate e gli ingressi contingentati, almeno sul treno partito lunedì da Mortara per Milano alle 6 e 33, non si sono viste. Un fatto ampiamente prevedibile. Il trasporto pubblico non ha mai brillato d’eccellenza nella sua organizzazione. Soprattutto quello su ferro, sulla linea Mortara - Milano, è cronicamente al di sotto delle esigenze dei viaggiatori. La storia è nota da anni: materiale rotabile obsoleto, ritardi quotidiani, carrozze spesso strapiene e insufficienti rispetto al numero di utenti. Una triste sceneggiata che rischia di ripetersi anche in questa nuova normalità. L’uscita dal lockdown, annunciata a reti unificate dal presidente del Consiglio, ha consentito il ritorno di milioni di persone al lavoro. Allo stesso tempo il giorno uno della Fase due è stato, si potrebbe dire, “non gestito”. Ai pendolari, almeno per quanto riguarda quello che è accaduto lunedì mattina, è chiesto buon senso e molta auto disciplina. Che potrebbe anche essere tradotto in un più sbrigativo arrangiatevi. Una situazione di disagio e sconcerto testimoniata da molti pendolari che, sulla pagina Facebook “la Freccia delle risaie”, hanno raccontato la loro esperienza sul treno Mortara – Milano delle 6 e 33. Una situazione immortalata in una foto che ha fatto rapidamente il giro del web. L’arrivo del treno del mattino alla stazione milanese ha creato qualche momento di confusione. I pendolari scesi sulla banchina sono stati incanalati tutti nel sottopassaggio che porta alla metropolitana. Solo successivamente sono stati aperti anche gli altri varchi. “Mi sono sentita una capra – commenta una pendolare – era chiuso tutto: la stazione e il cancello grosso, tranne il passaggio per la metro. E quasi tutta la gente a scendere di corsa verso la metro alla faccia della distanza minima”. Ma le testimonianze e i dubbi non finiscono qui. “Quando si aprono le porte del treno – si chiede un altro viaggiatore - come si fa a sapere se si può salire o se i posti disponibili sono esauriti?”. “Siamo costretti a salire sul treno e percorrere tutti i vagoni sperando di avere la fortuna di trovare un posto”. “Chi garantisce la sicurezza dei viaggiatori in attesa del treno e durante il viaggio? Chi decide chi deve prendere il treno successivo?”. Con un inizio della Fase 2 di questo tipo il grosso rischio è che aumenti a dismisura l’uso dell’automobile privata. Le ragioni sono anche fondate. I timori sulla sicurezza garantita da Trenord sui mezzi pubblici sono stati espressi anche dall’associazione MiMoAl. “Sappiamo – dicono dall’Associazione di pendolari - che non sono scelte facili per nessuno, ma ricordiamo alle amministrazioni che esiste un altro killer, più lento e subdolo del Covid-19, ma anche più controllabile, perché lo conosciamo benissimo: l’inquinamento dell’aria in Lombardia. In bocca al lupo pendolari! Abbiamo inviato le nostre proposte alla Regione. La cosa più importante da tener d’occhio è certamente il distanziamento sociale. Basta treni sovraffollati su cui per far entrare tutti ci stringevamo come sardine in un barattolo. Ne va della nostra salute”.

Luca Degrandi