Parona, fanghi all’inceneritore: è rottura tra sindaco e Consulta (che resta contro)

PARONA – Comune e Consulta si “spaccano” sulla questione fanghi al termo. L’organo a tema ambientale creato proprio dall’amministrazione bacchetta il sindaco: non c’è ancora una posizione netta del Comune inerente il progetto, dal 2022, di essiccare e ardere i fanghi da parte di Lomellina Energia. E soprattutto il primo cittadino Marco Lorena si è espresso “non contrario” senza prima attendere le considerazioni della Consulta.

Divergenze venute fuori lunedì sera durante l’assemblea pubblica della Consulta. “Quest’ultima – chiarisce il suo presidente, Riccardo Orlandi – è contraria. Prevale come prima cosa la preoccupazione per le conseguenze negative sull’ambiente, in primis l’inquinamento(certo) derivante dall’aumento del traffico di mezzi pesanti e le emissioni di natura odorigena (possibili) connesse alla movimentazione dei liquami. Ma al di là di qualsiasi considerazione in merito a questo o quell’aspetto tecnico del progetto, è forte l’insoddisfazione per ciò che questa iniziativa, in linea di principio,rappresenta: la conferma che per Parona non sembra esservi altro modello di sviluppo che quello legato ad attività industriali a elevato impatto ambientale, con tutte le conseguenze del caso.Oltre che per il rischio che la reputazione di questo piccolo Comune subisca un ennesimo danno di immagine,caratterizzandosi una volta di più come ricettacolo di rifiuti di ogni tipo e provenienza, inclusi quelli radioattivi, e di attività inquinanti”. Suscitano perplessità anche le finalità dichiarate dell’impianto, che viene presentato come un’alternativa all’uso agronomico dei fanghi e un modo per favorire la diminuzione di tale pratica. “Cosa di cui dubitiamo fortemente – prosegue Orlandi - data l’attuale assenza di qualsiasi norma che possa limitare in modo significativo lo spandimento dei fanghi nei campi e bloccarne l’arrivo da fuori regione. Evidenziamo in ogni caso che, di fatto, la capacità di trattamento complessiva autorizzata del sito aumenterà dalle attuali 380.000 tonnellate annue a 500.000 tonnellate annue circa.Va così ad infrangersi un’ulteriore barriera: ancora una volta, dopo il raddoppio del 2005, viene richiesto di aumentare in modo consistente il quantitativo di rifiuti che possono essere conferiti al sito. La Consulta per l’ambiente si rammarica del fatto che l’amministrazione comunale di Parona abbia già espresso pubblicamente il proprio orientamento definitivo di non contrarietà alla realizzazione dell’impianto, senza aver atteso la formalizzazione delle valutazioni che aveva richiesto a questo organismo, sminuendone così la funzione e il significato”. Il Comune, prima del fatidico 19 agosto, aveva infatti espresso una “non contrarietà” provvisoria. Per ora è l’unico parere arrivato dal municipio paronese. Il 19 agosto era il termine per tutti gli organi interessati (anche Provincia, Regione, Parco del Ticino, Arpa) e le associazioni ambientaliste potevano presentare le loro considerazioni. Per la Provincia di Pavia e per Regione Lombardia non ci sono motivi per bloccare il progetto di Lomellina Energia. Dal canto suo il Parco del Ticino ritiene necessari un monitoraggio ambientale e un’analisi sulle ricadute per gli NOx e i metalli pesanti eventualmente emessi. Inoltre propone una riduzione dello spandimento fanghi nel territorio almeno pari alle tonnellate di fanghi che arriveranno all’impianto di Parona.

La prossima conferenza dei servizi del 19 settembre in Regione potrebbe essere quella del “si” definitivo da parte del Pirellone. L’impianto di essiccazione nella linea 2 costerà 36 milioni di euro. Se autorizzato, l’impianto partirà tra due anni.

Il Comune ha chiesto compensazioni. “Innanzitutto – chiarisce il sindaco Marco Lorena – la capacità di incenerimento dell’inceneritore dovrà rimanere entro il termine delle 380 mila tonnellate annue, quello attuale. Non deve venire in nessun caso oltrepassato. Le previsioni attuali parlano di un tonnellaggio maggiore. La ditta inoltre deve impegnarsi a piantare, nel territorio di Parona, un bosco di un ettaro come compensazione del traffico in eccedenza rispetto a quello attuale”. Il Comune punta anche al contenimento dell’emissione di NOx (gli ossidi di azoto) dalla linea 2. L’obiettivo è non superare 50 milligrammi per metro cubo nel corso dell’esercizio ordinario. Cifre ben al di sotto del limite scale di 80 milligrammi per metro cubo. Sempre secondo le richieste del Comune, Lomellina Energia dovrà provvedere ad effettuare due studi sugli odori eventualmente provocati da questa nuova lavorazione, a metà e alla fine dell’esecuzione del progetto, oltre a uno studio sul rumore eventualmente provocato dai nuovi essiccatori.

“Infine – conclude il primo cittadino – serve una revisione dei dati sanitari attuali. Questi ultimi non tengono conto degli importanti indicatori sfavorevoli presenti nel territorio”. Per ora si parla di fanghi civili, ma il termo dal 2013 è autorizzato a trattare anche quelli industriali. Saranno 14 i camion che, ogni giorno, li porteranno all’inceneritore. Bruciare fanghi, a parità di peso, rende economicamente di più rispetto alla normale immondizia.

Davide Maniaci