Panchina rossa “abusiva” a Cilavegna: dovrà dotarsi del logo degli Stati generali delle donne

CILAVEGNA – “La panchina rossa in viale Pavesi? Bella. Peccato che sarebbe un marchio registrato, e nessuno ci aveva avvisati…”. Anche Cilavegna mercoledì scorso ha omaggiato le donne vittime di violenza con il manufatto che è ormai diventato il simbolo di questa lotta, proprio la panchina rossa, con una bella cerimonia. Sopra c’è impresso il numero verde che ogni donna può chiamare in caso di bisogno (1522) e una frase, “non sei sola”. All’indomani dell’inaugurazione, dove erano presenti il sindaco Giovanna Falzone, l’assessore Piergiovanna Pezzana e il capogruppo di maggioranza Luca Davoli (nella foto), da cui è partita l’idea, è intervenuta Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati generali delle donne. Proprio questo coordinamento permanente, tramite la lomellese Tina Magenta, ha lanciato nel 2016 il progetto delle panchine rosse. La prima è stata installata proprio a Lomello, diventando poi un marchio registrato. “L’idea ha girato il mondo – dice Isa Maggi – e ci sono 800 panchine rosse in Argentina, 300 in Ecuador e così via per non parlare dell’Italia. Per evitare di speculare, siccome si tratta di un progetto libero, apolitico e senza fini economici, abbiamo deciso di registrarlo. Qualche partito aveva, prima, provato a strumentalizzare la cosa. Dallo scorso anno pertanto chi installa una panchina rossa deve necessariamente comunicarcelo, e mettere il logo degli Stati generali di un progetto. Noi accogliamo ogni iniziativa volentieri. La panchina di Cilavegna, bellissima, dovrà per forza di cose essere condivisa con gli Stati generali delle donne. Basterà che mettano il nostro logo sulla panchina e su tutte le iniziative correlate. Non vogliamo in nessun modo ricorrere a vie legali. Questo è un progetto di condivisione: senza questi principi, reciproci, il mondo non lo cambieremo più”.

Davide Maniaci