Omodeo, ripartenza anti virus: banchi distanziati, ingressi divisi, pausa a rotazione e aula Covid

Aggiornato il: set 3

Non saranno certo banchi e sedie “su ruote” a garantire la sicurezza per i ragazzi che si apprestano a tornare tra i banchi dell’ “Angelo Omodeo”. Piuttosto, un dettagliato protocollo di norme e regole permetterà la convivenza serena delle trentanove classi distribuite tra la sede di Strada Pavese e la succursale “Luigi Einaudi”. “Durante il mese di agosto ho incontrato spesso la preside Furlano, con cui c’è stata una grande collaborazione. È stato un passaggio di consegne delicato e particolare quello di quest’anno – racconta Stefania Pigorini (nella foto), che dall'1 settembre è diventata ufficialmente dirigente dell’istituto Omodeo –. Insieme abbiamo revisionato il protocollo che è stato approntato dal responsabile della sicurezza per la nostra scuola, l’ingegnere Elisabetta Claus, e poi approvato dai professori del comitato di controllo scolastico. Posso dire che la struttura è pronta ad accogliere gli studenti in sicurezza. Ora ognuno deve fare la sua parte”. I primi a dover fare i conti con le nuove norme di comportamento sono stati gli studenti che da ieri hanno iniziato i corsi di recupero per colmare le lacune lasciate dallo scorso anno scolastico. Da lunedì 7 settembre, poi, torneranno tra i banchi anche gli studenti dell’istituto tecnico e dell’indirizzo quadriennale del liceo scientifico. Tutti gli altri ragazzi, invece, rientreranno a scuola il 14 settembre. La regola fondamentale rimane una sola: rispettare e mantenere il distanziamento sociale. “Gli studenti accederanno a scuola da ingressi diversificati in base al piano e alla posizione in cui si trova la loro classe – spiega infatti la dirigente - in modo da dividere in modo equo il numero di studenti che attendono fuori da scuola. Non è obbligatoria la rilevazione della temperatura all’ingresso, ma i genitori sottoscriveranno un patto di corresponsabilità perché ogni ragazzo controlli la febbre prima di uscire di casa”. I ragazzi rimangono divisi anche all’interno della classe, dove la distanza di un metro tra i banchi è indicata da adesivi posizionati sul pavimento. L’auditorium e le aule comuni si adattano alle norme di sicurezza perdendo metà dei loro posti e lasciando che i ragazzi partecipino alle attività occupando posti alterni segnalati da adesivi sulle sedute. Gli stessi simboli ricorderanno ad alunni e professori di mantenere la distanza anche in fila per lo spuntino ai distributori di merendine. L’intervallo sarà diviso in due turni, in modo che i ragazzi possano avere un momento di pausa “a classi alterne” senza avvicinarsi troppo ai compagni delle aule vicine. Come in ogni scuola, inoltre, anche l’Omodeo avrà la sua tanto discussa “Aula Covid”. “Si tratta di un locale che abbiamo definito sia in sede centrale che in succursale – spiega Stefania Pigorini -. Nel caso in cui chiunque tra personale scolastico e studenti dovesse manifestare sintomi che potrebbero essere ricondotti a Covid mentre è a scuola, questa stanza servirà ad isolare il caso sospetto in attesa che venga prelevato dalla famiglia. In realtà non si tratta di una grandissima novità: già prima dell’emergenza sanitaria quando un alunno non si sentiva bene veniva fatto accedere ad un locale più tranquillo, in modo da attendere l’arrivo dei genitori lontano dalla confusione della classe. Ora però è diventato un obbligo”. Schermi di plexiglass alla reception e la giusta distanza tra le postazioni garantiranno la sicurezza dei collaboratori e di tutto il personale scolastico. “Soprattutto durante il primo periodo bisognerà prestare molta attenzione per adattarsi al rispetto delle norme – conclude la dirigente –. Io ritengo che tutte le scuole, non soltanto l’Omodeo, abbiano lavorato senza sosta durante l’estate per rendere accessibile la scuola. I ragazzi hanno bisogno di tornare a scuola. Sono tranquilla, so di lavorare in una scuola organizzata e sicura. Occorre però che chi la frequenta sia responsabile nel mantenere un comportamento corretto non solo a scuola ma anche fuori, perché altrimenti rischia di portare il contagio all’interno dell’istituto. In questo caso l’unione fa la forza”.

Beatrice Mirimin