Olevano, schiamazzi e Covid: Mondin chiude i locali da mezzanotte alle sette

OLEVANO – Giro di vite contro la movida. Non ci sarà la ressa e la vita dei Navigli o di Rimini, ma a Olevano il sindaco Mondin mostra i muscoli e impone la chiusura di tutti gli esercizi pubblici che somministrano alimenti e bevande da mezzanotte alle 7 del mattino. E visto che Olevano non è Las Vegas, gli esercizi pubblici vittime dal provvedimento sono sostanzialmente due: il bar tabacchi di via Roma e il Cro, Centro ricreativo olevanese, di via Battisti proprio accanto al municipio di piazza della Libertà. Il Cro, inoltre, è ospitato in locali di proprietà comunale: al primo piano dell’edificio è tornato il museo contadino in versione digitale e “light”, mentre il giardino davanti allo stabile ospita un piccolo parco giochi per i bambini del paese. L’ordinanza che blinda Olevano è stata firmata dal sindaco Luca Mondin (nella foto) lo scorso 3 settembre, diventando immediatamente esecutiva fino al 15 ottobre. Praticamente al bar del paese non si potrà fare colazione, nemmeno un caffè, fino alle 7 del mattino.

L’ordinanza è motivata dal rischio del contagio da Covid-19, così si legge in oggetto, passa però dal “pericolo assembramenti” al pericolo di schiamazzi e abbandoni di bottiglie di vetro vuote negli spazi pubblici. E proprio nei mesi estivi parecchi olevanesi avrebbero avanzato lamentele per gli schiamazzi e per i disordini che si sarebbero verificati davanti al palazzo comunale. Il tutto ripreso dall’occhio elettronico del sistema di videosorveglianza comunale. Già il 20 giugno scorso il sindaco Mondin aveva firmato un’ordinanza che limitava, fino al 30 settembre prossimo, l’orario di svolgimento delle attività musicali all’aperto su aree pubbliche e private, nonché di somministrazione di alimenti e bevande negli spazi esterni dei pubblici esercizi a mezzanotte. Un’ordinanza che, evidentemente, non è servita a placare i bollori estivi di quanti hanno deciso di trascorrere le notti d’estate a Olevano, tanto che il sindaco ha deciso di imporre la chiusura. Uno stop che non ha fatto altro che alimentare le polemiche, soprattutto legate agli schiamazzi, che già divampavano sui social network.