No ai fanghi all’inceneritore e niente terzo camino: lo chiedono mille cittadini

MORTARA - Il virus non ferma il grande giro d’affari dello smaltimento fanghi nei campi. La primavera vissuta da molti cittadini come reclusi si “profuma” dell’olezzo dei fanghi e dei gessi di defecazione. Così l’associazione “La Mortara che vorrei” ha deciso di far sentire la propria voce sul tema fanghi, proprio ora che l’attenzione dell’opinione pubblica è interamente concentrata sull’emergenza sanitaria. Non è una scelta casuale. Infatti in un ambiente malato è più probabile che un virus risulti più letale. E la Lomellina da anni è la pattumiera della Lombardia. Il messaggio lanciato dagli ambientalisti può essere riassunto in un doppio “niet”. No allo smaltimento dei dei fanghi all’inceneritore. No al terzo camino di Parona. La provincia di Pavia continua ad essere la prescelta per lo spargimento dei fanghi della depurazione urbana e industriale nei campi di riso. Le puzze di fanghi e gessi, prodotti ora anche da un’azienda mortarese, è una delle poche costanti che l’emergenza provocata dal Coronavirus non ha cambiato. “Non riuscendo più a smaltire i fanghi interamente nei campi – spiega Elena Puleo, portavoce dell’associazione - si pensa di bruciarli. Non importa se siamo una delle zone più inquinate d’Europa, se i dati sanitari confermano che ci sono patologie gravi che vanno ben oltre le medie regionali e nazionali e che invitano alla prudenza. Parametri sempre più stretti e la non volontà di studiare tecnologie alternative per estrarre il fosforo e altre sostanze preziose e utili, portano la tecnopolitica alla scelta di bruciarli. Come se i fanghi tossici respirati facessero meno male di quelli smaltiti nei campi. La letteratura scientifica mondiale dimostra da anni che gli inceneritori sono una delle primarie cause di inquinamento da diossina e l’impianto gemello di Robbins nell’area metropolitana di Chicago negli Stati Uniti che si fermava di frequente come quello di Parona è stato chiuso nel 1998 per violazione alle norme per l’inquinamento. I fanghi nel nostro territorio in futuro saranno essiccati e probabilmente inceneriti nella seconda caldaia del termo du Parona, che è ancora a letto fluido circolante, l’impianto che più si adatta a questa lavorazione. La prima caldaia a letto fluido sarà sostituita con una nuova a griglia, ma intanto sarà una terza caldaia a nascere e noi non ci fidiamo più delle balle degli amministratori di questo territorio. Con le nostre orecchie avevamo sentito dire dal sindaco del tempo, che la seconda caldaia sarebbe stata usata solo in caso di fermo della prima e non si trattava di un raddoppio”. Per queste ragioni “La Mortara che vorrei”, assieme ad altre associazioni, ha promosso una raccolta firme per dire no alla terza caldaia. In un mese sono state raccolte ben più di un migliaio di firme di protesta. “Noi sottoscritti – recita la petizione - cittadini di un territorio già denso di manufatti inquinanti e pratiche come lo spargimento di fanghi in agricoltura che depauperano le matrici ambientali di uno dei terreni più fertili del mondo, una provincia a vocazione agricola area tra le più inquinate anche da smog di tutta l’Europa, chiediamo a gran voce di bloccare questa follia”. Il conferimento totale autorizzato all’incenerimento rimarrà di 380mila tonnellate all’anno, ma l’aggiunta di fanghi porterà molto probabilmente ad un aumento della quantità bruciata che lo scorso anno è stata di 240mial tonnellate. Dunque più inquinamento, proprio nel tempo in cui i cittadini, attraverso un costante e responsabile lavoro di differenziamento dei rifiuti e riciclaggio, producono meno rifiuti. “Fino a ieri - conclude la portavoce dell’associazione - ci avevano detto che i fanghi erano un regalo anche di altre regioni perché la nostra pianura si prestava molto bene allo spandimento. Adesso dicono che certo i fanghi sono tossici e molti agricoltori hanno ragionato sulla responsabilità sociale delle loro imprese e cambiato idea, ma continueremo a riceverli. Noi così siamo diventati la pattumiera della Lombardia. Un territorio un tempo pregiato dal punto di vista ambientale ed ora depauperato e trasformato in una terra di rudo”. I dati pubblici dicono: nel 2018 su 232mila e 625 tonnellate conferite per l’incenerimento a Parona, 141mila e 459 tonnellate erano della Lombardia, di cui 48mila e 441 dalla Provincia di Pavia. Dal resto d’Italia 91 mila e 116 tonnellate. Ci sono normative europee che segnalano direzioni diverse possibili, dentro ad una nuova visione di economia circolare, che non passano dallo spargimento in agricoltura, dalle discariche e dall’incenerimento. “Chiederemo – è la richiesta dell’Associazione - appena sarà passato il tempo dell’emergenza della pandemia in corso, un Consiglio Comunale aperto alla città a Mortara, in cui rappresenteremo la sofferenza di una città per queste scelte e chiederemo una strategia di territorio alternativa, capace di parlare con linguaggi nuovi, capace di guardare oltre al business. Chiediamo inoltre la moratoria nella costruzione della terza caldaia dell’inceneritore e formalizzeremo la settimana prossima la richiesta di poter far parte con nostri tecnici di fiducia della commissione consultiva prevista dalla convenzione e chiederemo di partecipare alla conferenza dei sevizi non appena questa verrà condivisa”.