Nerino Cobianchi beato, il vescovo: un uomo di Dio, la santità vera “della porta accanto”

VIGEVANO - I santi, proprio per la loro natura umana, rappresentano un esempio straordinario di come l’uomo, con tutte le sue umane miseria, possa elevarsi alla ricerca della perfezione e di Dio. Uomini che hanno incarnato le Virtù, che hanno vissuto il Vangelo e che, spesso, hanno dato la propria vita per testimoniare la vera fede. E la Chiesa li indica al suo popolo come esempi da seguire, come figure da imitare. Oggi, la Chiesa vigevanese indaga formalmente sulla santità di Nerino Cobianchi (nella foto). “Uno di noi”, un laico impegnato, padre di famiglia e apostolo della carità. Nerino Cobianchi, come ha ricordato il vescovo Maurizio Gervasoni, è la santità della porta accanto. “Nerino Cobianchi si pone sulla scia di quanti hanno vissuto in maniera mirabile le beatitudini. Semplice e povero di spirito nella sua vita quotidiana, e insieme partecipe della ricchezza di Dio, ha voluto andare incontro agli affamati di pane e di Vangelo: per questo ha promosso innumerevoli opere di solidarietà come servizio di fede per tutti i bisognosi di Dio e come servizio di carità per gli affamati di ascolto, di accoglienza, di cibo. Grazie alla sua particolare sensibilità per le situazioni sociali drammatiche e per i poveri, ha sempre incoraggiato tutti a stabilire un contatto personale e continuo con loro, e ha favorito la consapevolezza di dover promuovere tutte le attività pastorali ed educative che vanno a loro beneficio. - così monsignor Gervasoni durante l’apertura della Causa - Nerino viene percepito come uno di noi e la sua vita affascina perché è stato un uomo di Dio: ha avuto una personalità ricca di qualità umane nel trattare, ascoltare, rispettare, curare ed aiutare gli altri, dando grande fiducia a ciascuno. Quello che lui per primo ha vissuto, e che ha inculcato particolarmente a quanti lo hanno seguito nelle sue imprese caritative, vale per tutti: diventare uomini e donne per gli altri. Guardando le vicende della vita di Nerino Cobianchi sembra che la sua santità, di cui inizieremo a verificare la consistenza raccogliendo prove documentali e testimoniali, sia proprio quella di cui parla Papa Francesco: «In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» Ascoltando e leggendo le parole delle persone che l’hanno conosciuto, ci si rende conto che l’esperienza esistenziale e il cammino di fede di Nerino sono un faro di luce, che fa quasi toccare con mano la vicinanza amorevole di Dio che è Padre e aiuta a scoprire la bellezza della Chiesa, che nella fraternità dei suoi figli e nella cura dei suoi pastori si mostra madre”. Durante la cerimonia si è svolto il giuramento prescritto da parte del vescovo, dei membri del Tribunale, cioè monsignor Paolo Bonato, Delegato episcopale, don Lorenzo Montini, Promotore di giustizia e Giovanni Paolo Rabai, notaio e del Postulatore monsignor Paolo Rizzi. Si è dato così formale inizio alla Causa di Beatificazione con la raccolta, da parte del Tribunale ecclesiastico, delle deposizioni dei testimoni, che dovranno riferire sull’esperienza cristiana del fondatore dell’Associazione Pianzola-Olivelli di Cilavegna. Tali testimonianze saranno corroborate dalla documentazione raccolta dalla Commissione storica composta da Alessandro Lodigiani, Gabriella Panzera e Luigi De Bernardi. La cerimonia, per motivi legati alla prevenzione dei contagi da Coronavirus, si è svolta a porte chiuse ed è stata trasmessa in diretta sui canali social de L’Araldo Lomellino.