Nerino Cobianchi: ad un anno dall’apertura della Causa crescela sua fama di santità tra i fedeli


Ad un anno dall’inizio della Causa cresce la fama di santità del Servo di Dio Nerino Cobianchi. Il 6 giugno dello scorso anno, presso il vescovado di Vigevano, si è insediato il Tribunale Ecclesiastico costituito dal Vescovo monsignor Maurizio Gervasoni.

Un atto giuridico rivestito anche da un significato ecclesiale per tutta la Chiesa locale: l’apertura di una Causa costituisce di fatto uno spunto di riflessione per l’intera comunità diocesana chiamata a riconoscere nell’esempio di santità il volto di una Chiesa che cammina in mezzo agli uomini. E Nerino Cobianchi è il volto sorridente della Chiesa, la sua mano tesa: una mano che ha saputo aiutare e accogliere. E che oggi fa riflettere. Ad un anno dall’inizio formale della Causa Beatificazione, abbiamo chiesto al Postulatore monsignor Paolo Rizzi (in alto a destra) un aggiornamento sull’iter processuale.

A che punto è la Causa di beatificazione di Nerino Cobianchi?

A seguito di una pluralità e coralità di richieste pervenute nel corso degli anni da più parti, la Causa si è aperta il 6 giugno 2020, con l’insediamento del Tribunale costituito dal vescovo di Vigevano e presieduto dal Giudice delegato monsignor Paolo Bonato, con don Lorenzo Montini promotore di Giustizia e Giovanni Paolo Rabai, notaio. Nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, il Tribunale ha lavorato alacremente e sta per concludere la fase istruttoria del processo, che prevedeva l’interrogatorio dei testimoni: essi molto volentieri hanno attestato la propria esperienza di fede condivisa con il Servo di Dio, per comprovare l’esemplarità della sua vita cristiana. Parallelamente la Commissione storica, presieduta dal Alessandro Lodigiani, con i commissari storici Gabriella Panzera e Luigi De Bernardi, ha svolto un encomiabile lavoro e ha reperito una gran quantità di materiale documentario, al fine di ricostruire la vita e la santità di Nerino, come pure le opere da lui realizzate.

Qual è la sua impressione su questo primo tratto della Causa?

Tutto il lavoro fin qui svolto è ovviamente coperto dal segreto istruttorio, quindi non entro nel merito della Causa. Mi piace evidenziare l’affetto e la comune partecipazione con i quali è stato seguito questo cammino, promosso in prima persona dall’Associazione Pianzola-Olivelli, parte attrice della Causa e che porterà, speriamo in tempi non troppo lunghi, a riconoscere ufficialmente l’impegno di vita cristiana di Nerino. Non solo a Cilavegna e nel territorio della diocesi di Vigevano, ma anche in tante località italiane, soprattutto nel milanese, e in altre Nazioni si sta seguendo con vivo interesse la Causa, sostenendola in tanti modi, specialmente con la preghiera.

Le sembra che la memoria e la fama di santità di Nerino Cobianchi si siano ulteriormente diffuse dopo l’inizio della Causa di beatificazione?

Nerino era apprezzato dai parrocchiani di Cilavegna, dai ragazzi dell’Oratorio e dal suo parroco don Mario Tarantola, che ne ha sempre seguito paternamente e cordialmente le realizzazioni caritative, in particolare la Casa di accoglienza. Tale apprezzamento era presente anche nei suoi collaboratori, nei colleghi di lavoro, nei poveri e nelle realtà che ha sostenuto, nei molti amici. Tutte queste persone hanno rilasciato la loro testimonianza dando così un valido contributo alla raccolta delle prove sulla sua santità di vita. La fama di santità che aveva già in vita, è esplosa nel giorno dei suoi funerali e perdura con crescente fervore grazie al vivo ricordo di molti. Nel corso di questo anno sono giunte, all’Associazione Pianzola-Olivelli di Cilavegna e alla Postulazione, innumerevoli attestazioni di stima e di devozione per il Servo di Dio e segnalazioni di ricorso orante alla sua intercessione.

Quale scopo si prefigge l’inchiesta diocesana?

Ogni inchiesta diocesana, o prima fase della Causa di beatificazione, ha un duplice obiettivo: da una parte verificare se il Servo di Dio ha praticato le virtù cristiane a un livello elevato, superiore alla media, dall’altra riscoprire la sua spiritualità e il suo carisma. A motivo del rigoroso metodo storico-scientifico con cui la normativa prevede si debbano condurre le Cause di beatificazione, esse rappresentano anche una preziosa occasione per rileggere e riscoprire, sulla base di solide prove, il personaggio e le opere da lui realizzate.

Nel caso specifico di Nerino Cobianchi?

Nel caso di Nerino, la Causa di beatificazione consente di delineare nella sua completezza il profilo biografico e spirituale di questo uomo di grande fede e di ardente carità. In pari tempo, permette di cogliere l’identità autentica dell’Associazione Pianzola-Olivelli da lui fondata, sorta in un chiaro contesto ecclesiale e con indubbia ispirazione cristiana, favorendo così nei soci un necessario lavoro di discernimento. Dal parallelo lavoro investigativo del Tribunale e della Commissione storica emergono elementi di prova interessanti che, oltre a delineare il profilo cristiano virtuoso di Nerino, delineano il “volto” della sua creatura, l’Associazione Pianzola-Olivelli. Il lavoro processuale risulta così utile anche per il cammino di questa benemerita Associazione, chiamata a riscoprire le proprie radici, il proprio patrimonio spirituale e morale, allo scopo di operare nell’oggi della Chiesa e della società con rinnovato entusiasmo nel solco tracciato dal fondatore.

Quale sarà la prossima tappa del processo canonico?

Gli ultimi testi sono stati sentiti dal Tribunale in questi giorni. A breve la Commissione storica consegnerà al Tribunale il frutto del proprio lavoro, poi vi saranno da espletare altre formalità richieste dal procedimento. Quindi il vescovo monsignor Maurizio Gervasoni fisserà la chiusura dell’inchiesta diocesana, con l’ultima solenne sessione del processo, che sarà pubblica.