Mortara, rogo Bertè: tre arresti e sequestri per oltre due milioni di euro


Traffico illecito di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio: con queste accuse, nelle prime ore di questa, i militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali di Pavia hanno fatto scattare le manette ai polsi di tre persone.

Oltre agli arresti, sono stati sequestrati più di 1,8 milioni di euro (tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli) frutto dell’ingiusto profitto ottenuto attraverso il mancato pagamento delle spese di recupero e/o di smaltimento dei rifiuti ed il mancato versamento della cosiddetta "ecotassa".

Sono questi i dettagli dell'operazione "Fenice": le complesse indagini, avviate nel 2017 a seguito di un incendio presso la società Eredi Bertè Antonino di Mortara, hanno permesso di accertare innumerevoli illeciti, anche di natura ambientale, nonché la causazione dell’incendio dei rifiuti stoccati nell’impianto di trattamento gestito dalla medesima ditta.

Due degli arrestati, entrambi gestori dell'impianto, secondo gli inquirenti sono accusati di aver ammassato indistintamente quintali di rifiuti pericolosi e non (tra i quali anche rifiuti speciali pericolosi costituiti da lastre di eternit), e di non aver provveduto all’esecuzione di alcuna operazione di trattamento o recupero incamerando così ingenti guadagni quantificati in circa 2 milioni di euro. Il terzo arrestato, un 37enne, è accusato di aver supportato i primi due nel riciclare ingenti somme di denaro provento del traffico illecito e della bancarotta.