Mortara: piazza del municipio chiusa come la vip “Via Montenapo”. Ma che senso ha il paragone?

Ma com’è possibile che il Covid entri soltanto nei negozi di abbigliamento per adulti, che sono stati chiusi dallo scorso venerdì 6 novembre, ma non colpisca i negozi di intimo, di abbigliamento per bambini e di articoli sportivi, che invece restano tuttora aperti?

Se lo chiedono Massimo e Teresa Ricci (nella foto), titolari del tempio della moda di piazza Martiri della Libertà, commentando le chiusure imposte dal governo Conte. Chiusure che oltre ad essere illogiche e immotivate, dal momento che vanno a colpire soltanto i negozi di abbigliamento per adulti, rappresentano un danno economico enorme in un periodo dell’anno cruciale per il commercio, ovvero le festività natalizie. Lo sconforto e la profonda delusione per la situazione attuale si sente nelle voci degli imprenditori mortaresi, i quali, ormai rassegnati, hanno dovuto accettare loro malgrado le decisioni calate dall’alto. Scelte che la categoria avrebbe preferito senza ombra di dubbio non dover fronteggiare nuovamente. “All’inizio, quando abbiamo saputo che dal 6 avremmo dovuto chiudere – racconta con voce mesta Teresa Ricci – non volevamo crederci, ma alla fine ci siamo dovuti arrendere. È un peccato, perché eravamo molto contenti delle modalità con cui avevamo ripreso il lavoro lo scorso maggio. Le persone venivano serenamente a trovarci, e c’era anche tanta voglia di acquistare qualcosa di nuovo. Noi abbiamo sempre garantito la distanza interpersonale, ma ormai le decisioni sono state prese e noi non abbiamo parola in merito. Oltre ad arrabbiarci ed esprimere il nostro dissenso non possiamo più fare niente mi sa”. Un modo per salvare dalla chiusura forzata i negozi di abbigliamento mortaresi era quello di non suddividere le fasce di rischio per Regioni, ma studiare un sistema su base provinciale.

“Sarebbe stato di gran lunga meglio – afferma Teresa Ricci – fare più limitazioni nelle grandi città e maggiori differenziazioni nei piccoli centri come Mortara. Un lockdown come quello che stiamo vivendo oggi non può funzionare. C’è troppa gente in giro, e stando così le cose forse sarebbe stato meglio chiudere tutto. Tanto più che ora con la suddivisione per zone risulta difficile capire bene quali regole vadano seguite. Non c’è purtroppo alcuna chiarezza sui motivi che hanno portato alla chiusura di un intero settore. I ristori che arriveranno, sicuramente, non potranno mai essere congrui con le nostre perdite”. La consegna a domicilio resta l’unica possibilità in queste terribili settimane. A fungere da corriere è Massimo. L’idea è quella di essere comunque presenti sul territorio, nonostante il domicilio non possa rappresentare una valida e proficua soluzione che sostituisca il lavoro in negozio, con il contatto diretto tra i titolari e il cliente. Si tratta di un modo per tenersi occupati, di fatto, nella speranza di poter ripartire a dicembre seguendo i criteri che erano stati utilizzati fino a questo momento per contrastare la pandemia. “Vogliamo lavorare, consci del fatto che per un bel po’ di tempo sarà impossibile farlo come eravamo abituati prima del Covid – conclude Teresa Ricci – perché noi abbiamo tanta merce da vendere, e vogliamo che i nostri clienti possano venire in negozio e avere la possibilità di acquistarla. A noi ora non servono sussidi dal Governo, ma occorre piuttosto la garanzia di non avere più blocchi ulteriori. Se fossero stati presi provvedimenti più giusti in estate, oggi probabilmente sarebbe stato possibile tenere aperto e lavorare con maggiore sicurezza”.

Massimiliano Farrell