Mortara e Mede ribattono ai sindacati: ecco perché non paghiamo gli aumenti Clir


Dalla “scelta scellerata” alla risposta pacata. Botta e risposta tra i sindacati e le amministrazioni comunali di Mortara e Mede. Le organizzazioni sindacali scenderanno in piazza sabato prossimo, 5 giugno, con il chiaro obiettivo di tirare le orecchie alle due amministrazioni accusate di aver affossato il Clir.

“La scellerata scelta dei Comuni di non pagare le fatture della raccolta rifiuti a conguaglio del 2020, smentendo il punto 1 del piano di risanamento votato col 60% dei consensi anche da loro stessi, sta facendo precipitare il Clir verso la liquidazione, mettendo a rischio, da giugno, lo stipendio e il lavoro alla cinquantina di dipendenti. – così Riccardo Panella di Fp Cgil Pavia attaccando i Comuni di Mortara, Mede, Sannazzaro e Dorno – Ora hanno messo la retromarcia facendo ripiombare il Clir nel buio totale. Questi quattro Comuni avevano peraltro siglato di recente un accordo con Cgil Cisl e Uil che prevedeva l’impegno a rilanciare il Clir, mantenendo la gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico, puntando alla qualità del servizio anche nei termini della sostenibilità ambientale e garantendo la stabilità occupazionale.”

E nella giornata di oggi, giovedì 3 giugno, è arrivata la pacata risposta dei Comuni di Mortara e Mede in una lettera firmata da Marco Facchinotti e Giorgio Guardamagna proprio alla vigilia della manifestazione sindacale che si svolgerà sabato prossimo davanti ai municipi.

“Comprendiamo la giusta preoccupazione che il momento attuale induce a prendere posizione e l'iniziativa volta a tutela delle maestranze dell'Azienda" scrivono i due sindaci, Facchinotti e Guardamagna, che provano a ripercorrere gli ultimi eventi che hanno segnato gli sviluppi dell’ex consorzio: “In Assemblea dei Soci, alcuni Comuni hanno determinato con il proprio assenso, la possibilità di non mettere il liquidazione Clir in attesa dell'annunciato piano di risanamento che, in quella occasione, fu presentato come bozza di partenza per poi essere sviluppato in un secondo tempo. - aggiungono - Molto chiaramente si disse che solo e soltanto se questo documento avesse posseduto tutti i requisiti di sostenibilità giuridica, amministrativa e, soprattutto finanziaria, si sarebbe verificata la necessaria continuità aziendale per consentire la prosecuzione della attività. Condizione principale di tutto quanto predetto era e rimane la possibilità di corrispondere gli aumenti tariffari proposti e richiesti dalla Società a carico dei Soci per l'anno 2020. A fronte delle perplessità più volte manifestate dagli organismi tecnici comunali e del parere di legali e consulenti, cui è stato richiesto di esprimersi, è emersa una serie di condizioni che hanno indotto i nostri Comuni a non assumere la decisione di corrispondere gli aumenti richiesti, e segnatamente la fattispecie, vietata dalla legge, del "soccorso finanziario" della Società. Tale pronunciamento ha fatto emergere, una volta di più, la discrasia evidente tra le norme civili che regolano le Società e quelle pubbliche che sovrintendono l'Ente Comune, che nel merito sono disarmoniche”.

Il rischio per i Comuni sarebbe rappresentato dall’ipotetico intervento della Corte dei Conti.

“Vogliamo ricordare – proseguono - che i Comuni di Mede e Mortara hanno profuso un sincero impegno, nelle diverse sedi in cui sono stati presenti, per garantire il più possibile il mantenimento del servizio di igiene ambientale con una governance pubblica, come peraltro bene emerge dal verbale di incontro che si è tenuto con i rappresentanti provinciali delle Organizzazioni Sindacali. E tale intendimento non è mai venuto meno. Ciò che, purtroppo non conforta è quanto sopra descritto, situazione che di fatto espone gli Enti comunali ad assumere impegni giuridici ed economici non consentiti. Per questo, e solo per questo, la decisione di non corrispondere gli aumenti, assunta con comprensibile rammarico, non rappresenta una modifica delle intenzioni, ma certifica il comportamento dovuto in ossequio alle norme vigenti”.

La lettera di Facchinotti e Guardamagna si conclude con l’accusa, nemmeno, troppo velata a quei Comuni che hanno affidato a terzi il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti non pagando il conguaglio 2020 al Clir.

“Va anche detto che non è noto quanti siano i Comuni Soci ad aver ottemperato al pagamento degli aumenti, anche se pare siano assai pochi e che, in questo caso, sarebbe stato ancor più impegnativo "pagare" per altri, cosa che non pensiamo sia accettabile. - concludono - In ultima analisi va riconosciuta, come già più volte affermato, la sconfitta di un territorio che non ha saputo, negli ultimi anni, gestirsi a livello di comunità allargata, ma ha preferito intraprendere strade più individualistiche che hanno portato, insieme ad una non perfetta gestione societaria, Clir alla situazione attuale”.

Parole pesanti come macigni che certificano il fallimento della politica locale lomellina.