Michael Bianco del Mini Bar: “Abbiamo dovuto farei conti con le beffe continue del tempo”

Ancora pochi giorni prima che bar e ristoranti possano accogliere i loro clienti negli spazi all’interno. Dal 19 maggio è partita la maratona verso l’abolizione (possibile) del coprifuoco. Molti ristoratori e baristi sono anche contenti che tra le tappe previste ci sia la possibilità di usufruire degli spazi interni per il servizio. Sarà possibile dal primo di giugno. Ma non tutti sono convinti. Spiega infatti Michael Bianco (nella foto), titolare del Mini Bar: “Sì, siamo certamente contenti di avere delle possibilità in più. Ma ritengo comunque che sia una presa in giro nei nostri confronti. Sembra che lo facciano apposta contro di noi: prima danno il via libera per i soli spazi esterni, con il meteo che ha fatto gli scherzi per tre settimane tra vento, piogge, gelate e altrove anche nevicate. Poi al cominciare dei caldi, con un avvio più promettente della bella stagione aprono gli spazi interni, quando la gente vorrebbe stare fuori”. Anche il coprifuoco, sempre argomento scottante, è bersaglio di polemiche. Un revival poco opportuno di misure prese nei primi anni Quaranta, in una situazione però decisamente diversa. A distanza di un anno e tre mesi dai primi sintomi della pandemia le speranze sono ancora poche. “Che lo spostino alle 23 o alle 24 – prosegue Michael Bianco – a me fa poca differenza. È una misura di sicurezza in cui non credo e non ne vedo il motivo di esistere. Per il modo in cui ho impostato la mia attività non sono stato troppo colpito, ma in qualità di cittadino sì. Vedo assembramenti per gli scudetti, nei supermercati, nei mezzi pubblici per cui poco si è fatto. Mentre sembra disturbare molto le alte sfere un’eventuale passeggiata in notturna. Sarebbe stato molto meglio tamponare con le misure dell’anno scorso: chiusura dei locali a una certa ora prefissata. Il coprifuoco ha distrutto il turismo, soprattutto le entrate provenienti dall’estero”. I lasciti della pandemia ci saranno per molto tempo. Si sono create nuove abitudini che saranno lunghe da cambiare nuovamente. L’eccezionalità dell’evento ha imposto con forza il cambiamento. “Credo che per anni – conclude – dovremo rieducare il cliente. Il primo giugno non risolverà tutto. Molti hanno ancora paura di uscire, sarà così per diverso tempo ancora. Molti preferiscono ormai fare la colazione o comunque consumare a casa e non venire da noi. Siamo stati trattati dal governo per mesi e mesi come un’attività inutile. Ne pagheremo le conseguenze nei prossimi anni”.

Vittorio Orsina