Mede: elezioni comunali, la prima a scendere in campo è Antonella Bertarello


MEDE – “Viviamo in una città che ha perso molti abitanti, che non riesce ad attrarre chi abita altrove, che non gode più di importanti servizi come Inps e agenzia delle entrate. Una città che non sa valorizzare il proprio patrimonio artistico, come le opere di Regina Cassolo prestate per importanti mostre, ma che nessuno sa essere custodite a Mede perché la raccolta non ha più la dignità di museo. Perfino il teatro Besostri, tanto voluto dall’attuale maggioranza, che in gran parte è la stessa di 20 anni fa, non è riuscito a resistere. Anche sulla questione vaccini a Pieve del Cairo abbiamo incalzato il sindaco perché prendesse posizione, così come in altre occasioni. Si vivacchia. Non ci sono state importanti scelte per rilanciare Mede, un centro che ha sempre voluto ergersi a riferimento dei comuni confinanti”.

Esordisce così Antonella Bertarello: come 5 anni fa si candiderà ancora nel ruolo di sindaco come alternativa al centro-destra. L’annuncio è stato ufficializzato nei giorni scorsi.

Giorgio Guardamagna, primo cittadino uscente, non lo ha ancora detto ufficialmente, ma è molto probabile che tenterà la riconferma nelle comunali del prossimo autunno. Guardamagna, vicinissimo alla Lega, è già stato primo cittadino dal 2001 al 2011e poi assessore per il quinquennio successivo, salvo poi rivincere nel 2016. Di fatto Mede “è sua” da vent’anni.

Bertarello propone un’alternativa. La civica “Per Mede… Insieme si può” nelle ultime votazioni non nascondeva posizioni di centro-sinistra. Con lei in consiglio comunale ci sono Massimo Veronese, attuale segretario del Pd di Mede, e Maurizio Donato, sindaco prima di Guardamagna, scuola Pci, oltre a Loredana Zambruno. Quella di Antonella Bertarello sarà comunque una lista civica.

“Il valore della civica – afferma – è quello di aggregare anche sensibilità diverse. Governare piccole realtà credo abbia come necessità elaborare delle proposte e dei contenuti che prescindano talvolta da indirizzi specifici dei partiti. Sono convintamente esponente di centro-sinistra, iscritta e militante del Partito Democratico: tutti a Mede lo sanno”.

“Sia il nome della lista sia la squadra – aggiunge Antonella Bertarello – potrebbero cambiare, ma sto aspettando alcune conferme. Per questo è prematuro fare i nomi di chi lascia e di chi arriva. Sicuramente ci saranno dei nuovi ingressi. Il senso è quello di allargare il perimetro entro cui ha agito la lista attuale e coinvolgere chi ha un’idea diversa di amministrazione rispetto a quella dell’attuale maggioranza. Ritengo che sia importante non tralasciare il lavoro realizzato in questa consiliatura, anche come opposizione. Una opposizione che non si è distinta solo per i “no” dichiarati in consiglio comunale: ha sostenuto delle battaglie, ha fatto delle proposte, ha manifestato anche uniformità di opinione con l’amministrazione quando le istanze erano coincidenti. Ritengo che il lavoro svolto sia stato dignitoso. Ovvio che si potrebbe fare sempre di più e meglio. Mi permetto di ricordare che, ormai parecchi anni fa, anche l’attuale sindaco si candidò più di una volta contro Maurizio Donato pur perdendo…”.

Antonella Bertarello si ripropone come sindaco di Mede, è evidente, perché non è contenta dell’attuale amministrazione. Vede una città che ha perso residenti, servizi, reputazione, mentre i nomi di chi comandava rimanevano gli stessi.

“Giorgio Guardamagna, nel suo ruolo di sindaco – precisa – si trova in una situazione privilegiata ed è più a contatto con gli abitanti: non butto a mare tutto quanto da lui fatto, ci mancherebbe. Ma credo che mentre Mede perdeva molte cose delle quali andava fiera, come i tanti servizi, lui non si sia battuto con forza, né sia stato in grado di fare scelte coraggiose”.

Nell’intervista alla Bertarello non possono mancare domande di attualità, come la questione del Clir. Ma lei è prudentissima.

“Credo – afferma – in un “sistema di Comuni” che sappia creare “massa critica” per avere un peso nei confronti delle istituzioni. Da soli non si va da nessuna parte, specie in territori impoveriti e fragili come il nostro”.