Mede, Antonia e quel tema che fa il giro del web: un inno alla felicità condiviso col mondo

MEDE – La sua insegnante di latino al liceo classico Balbo di Casale la definisce “una poesia visiva”. Così Antonia Mechkarova (nella foto), quattordicenne medese, sceglie di essere felice ai tempi del confino in casa, dell’incertezza, dei tanti lutti che colpiscono anche le piccole comunità. Il suo tema scritto tra le mura domestiche e poi inviato via mail ha fatto il giro del web, dopo aver convinto la docente, Paola Del Giudice, che valesse la pena condividerlo con tutti. La giovane Antonia, di origine bulgara, si definisce “una ragazza introversa”. Ama suonare la chitarra elettrica. “Questo periodo è particolarmente delicato per tutti noi – aggiunge – ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Dobbiamo tenere la testa alta. Questo concetto di speranza mi ha ispirata”. Ecco il tema integrale. Il voto? Ovviamente 10. “Questa giornata marca il trentesimo giorno dall’inizio della quarantena. Non ho fretta, perché non vado a scuola. Sento mia mamma in cucina che prepara il pane. Il telefono vibra: mia nonna mi manda un messaggio. Di nuovo. Mi manca. E penso: la mia famiglia è sparsa in tutto il mondo. Non abbiamo contatto fisico e l’unico modo per connetterci è attraverso la tecnologia. Siamo oppressi dal senso di responsabilità. I miei genitori hanno limitato i contatti con l’esterno. Io e mio fratello ci dedichiamo allo studio. Il mio genere letterario preferito è quello apocalittico, ma questa ormai non è più una storia inventata: fa parte della mia quotidianità. E sono felice. Io e mio padre suoniamo la chitarra insieme; ho già imparato due nuove canzoni. Aiuto mio fratello con i suoi compiti. Ieri guardammo ‘’Soldato Jane’’ con la mia famiglia. La protagonista sottopone se stessa ad ogni tipo di iniziazione per combattere con gli uomini nei Navy Seals. Credo di rispecchiarmi in Demi Moore: affronta situazioni nuove e ignote. Non pensavo che il frigorifero, il forno e il microonde fossero così simpatici. Non immaginavo che le piante sapessero parlare, perché dopo averle ignorate per mesi, permettendo loro di invadere il nostro balcone, ora ho iniziato a prendermi cura di loro, annaffiarle: pulisco persino le loro foglie, come ci hanno insegnato a fare con le mani. Ho sentito che in Cina le persone stanno iniziando a vedere le nuvole, che erano state assenti per mesi: questa notizia mi colpì. La felicità è speciale quando viene condivisa. Mio nonno racconta aneddoti ridicoli su Skype, ma io non sono impaurita. Abbiamo riscoperto la cucina: con mia mamma facciamo il pane e il sugo ogni giorno in casa. Perciò la maggior parte del tempo mi ritrovo con la faccia e le mani sporche di impasto. Potremmo benissimo candidarci per Master Chef. Non stiamo combattendo tra di noi. Non siamo vittime di attentati e di disastri naturali. È bizzarro vedere tutti tipi di prevenzione e i nuovi decreti messi in atto per qualcosa di così microscopico. Ma bisogna rendersi conto che il virus non è il re. Non porta la corona. L’arte è basilare per ogni cultura. Posso visitare i musei anche virtualmente: il Louvre, Buckingham Palace, British Museum. Chiudo gli occhi. Inspiro. Sorrido. E riapro gli occhi. Anche il gatto ha capito la gravità della situazione. Il cane dei vicini adesso non può restare troppo a lungo nel giardino e con Shisho giocano ad azzannarsi. Se i cani e i gatti riescono a trovare armonia, ritengo che anche noi possiamo trovare un modo di inoltrare questa situazione. Io scelgo di essere felice. Nessuno può sottrarti questa capacità. Si è sempre buoni, e quasi amabili, quando si è felici. Amare ciò che si ha, non invidiare coloro che ci sembrano più felici di noi, perfezionare noi stessi e ricavare i maggiori vantaggi dai nostri comportamenti è tutto quello che chiamo felicità. Questa ricerca della felicità mi fa porre delle domande: perché sono qui? A che cosa aspiro? Qual è il senso della mia esistenza? Trovare l’equilibrio di cui abbiamo bisogno è molto importante. La capacità di dare e ricevere lo è ancora di più. Capisco che il denaro e le cose materiali non sono niente in confronto. Bisogna condividere con gli altri, sorridere, perdonare. La nostra società è caratterizzata da molte imperfezioni. Gli uomini perdono la salute per guadagnare soldi, perdono i soldi per recuperare la salute. Scelgo di essere ottimista, ci si sente meglio. Mio fratello mi chiama: con il gesso disegneremo un arcobaleno”.

Davide Maniaci