Maxi frode da 40 milioni di euro: blitz delle Fiamme gialle, manette per l’ex direttore delle Poste

VIGEVANO – Un vortice di fatture false e bonifici in transito sui conti correnti di svariate società, tutte scatole vuote, che avevano sede in Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. In gergo si chiama “frode carosello”: il denaro dovuto allo Stato veniva fatto ricadere su società prive di patrimonio e intestate a nullatenenti. Lo scopo del giro milionario era quello di frodare l’Iva, di fatto mai versata. L’operazione Iron Coin, “Monete di ferro”, ha portato a 7 arresti da parte delle Fiamme Gialle pavesi, eseguiti lunedì mattina. Al centro ci sono due imprenditori italo-svizzeri, incensurati, i fratelli A. e P. D. di 56 e 52 anni. Gli hanno anche sequestrato due auto di grossa cilindrata, una Audi R6 e una Maserati Levante. In carcere è finito anche l’ex direttore dell’ufficio postale decentrato di Vigevano, F. C.. Due dei suoi figli si trovano agli arresti domiciliari, insieme ad altre due persone coinvolte nella maxi-frode che ha fruttato oltre 40 milioni di euro. Per l’ex direttore, 57 anni, non è il primo guaio con la giustizia. Dopo l’arresto del febbraio 2019 era stato condannato a un anno di reclusione per utilizzo indebito di carte di credito. Proprio dall’ufficio postale vigevanese di via San Giovanni, come comunicano le Fiamme Gialle di Pavia, sarebbe partito tutto. Le transazioni bancarie a sei zeri non sono passate inosservate. Hanno spinto gli agenti a setacciare sia il suo conto corrente sia quello dei suoi familiari. Erano collegati a decine di carte prepagate, intestate a clienti all’oscuro di tutto. La loro identità era stata “rubata”. L’uomo approfittava della momentanea disponibilità dei documenti per le normali operazioni di sportello. Poi l’ex direttore, dopo aver versato il denaro sui conti correnti a sua disposizione, andava a prelevare. I due fratelli italo-svizzeri, ora in stato di arresto, sono amministratori di una società anonima elvetica. Inoltre controllano una serie di società del nord Italia e vengono definiti dalle Fiamme Gialle veri e propri “dominus” di altre, con sedi in Slovenia e Croazia, operanti nel settore della lavorazione dei metalli ferrosi. I reati contestati sono, a vario titolo, peculato, frode fiscale e uso indebito di carte di credito. L’operazione è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e dal sostituto procuratore della Repubblica Valeria Biscottini.