Mascherine introvabili anche in farmacia: i nuovi rifornimenti requisiti dalla Protezione civile

Aggiornato il: mar 20

MORTARA - 300mila pezzi. Di tanto hanno bisogno le strutture sanitarie della Lombardia, ogni giorno, da quando l’emergenza è cominciata esattamente 28 giorni fa. Si parla di dispositivi di protezione individuale, in particolare di mascherine. Che siano chirurgiche, ovvero quelle che garantiscono una protezione solo nei confronti degli altri, ma che non mettono al sicuro dall’infezione, oppure di altra tipologia, come quelle Ffp2, Ffp3 o superiori per una protezione completa, poco importa. Non se ne trovano. Da giorni, ormai, le farmacie ne sono prive e, in molti casi, le ordinazioni effettuate non sono state onorate dai fornitori. Il risultato è il messaggio, identico, fuori dalla porta d’ingresso di tutte le farmacie della città: “Mascherine esaurite”. E la fornitura di 250mila pezzi consegnate a Regione Lombardia, modelli totalmente inadeguati per chi deve fronteggiare l’emergenza, definiti “Come un panno Swiffer” dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, ha di certo complicato ulteriormente la situazione. E’ chiaro che rifornire adeguatamente la prima linea dell’emergenza deve restare la priorità assoluta. Medici, infermieri, operatori sanitari, personale del 118, dipendenti e volontari della Croce Rossa. Ma anche i farmacisti lo sono. Operatori sanitari a tutti gli effetti, titolari di attività essenziali, aperti al pubblico sempre o quasi. Anche per loro le mascherine scarseggiano. “Disponiamo di una mascherina ciascuno – racconta Carmen Bortolas, della farmacia di San Pio – e utilizziamo la stessa da diversi giorni ormai. I clienti ce le chiedono in continuazione, ma giovedì scorso abbiamo venduto gli ultimi pezzi della scorta. Eravamo in attesa di nuovi rifornimenti, ma due dei nostri fornitori ci hanno comunicato che, proprio a causa dell’emergenza, la loro produzione è stata requisita dalla Protezione civile per rifornire gli ospedali. Anche noi farmacisti, però, siamo a tutti gli effetti in prima linea in queste drammatiche settimane e non è corretto essere considerati come dei normali commercianti. Siamo operatori sanitari, eroghiamo un servizio essenziale e siamo a contatto con numerosissimi clienti tutti i giorni”. Un diritto, quello di proteggere se stessi e gli altri, che sembra essere passato in secondo piano nella terribile escalation delle priorità. “Per quanto riguarda gli altri dispositivi di protezione individuale – conclude Carmen Bortolas – disponiamo delle tute. Quelle fortunatamente le abbiamo così possiamo soddisfare la richiesta dei clienti che ne necessitano. Allo stesso modo i rifornimenti di gel igienizzanti industriali arrivano abbastanza regolarmente, ma in mancanza produciamo in casa una soluzione igienizzante spray che riesce a soddisfare la domanda in costante aumento”.