Marco Pistocchi, una voce dalla prima linea. "Non siamo eroi, solo uomini che danno il massimo"

VIGEVANO - Fin dall’antichità la solidarietà e la collaborazione reciproca hanno consentito all’essere umano di progredire e avere la meglio anche sulle situazioni più estreme. L’improvvisa quanto graduale diffusione del Coronavirus ha sconvolto notevolmente il modus vivendi di tutti. Appare evidente che in un periodo di pandemia come quello di queste settimane, la paura è un sentimento che ha iniziato a colpire gli animi della popolazione. La maggior parte dell’opinione pubblica concorda nell’affermare che il nostro Paese sta attraversando il peggior momento storico, in termini sanitari in primo luogo e poi economici, dal secondo dopoguerra ad oggi. In uno scenario paragonabile con le giuste misure a quello di “The walking dead” in virtù delle nuove ordinanze, che consentono di spostarsi dal proprio domicilio unicamente per motivazioni di assoluta necessità opportunamente documentate, è importante non perdere la speranza e la determinazione. Queste sono infatti le armi in possesso di coloro che quotidianamente si recano nelle strutture sanitarie per prestare assistenza ad un numero di contagiati che per il momento non accenna a diminuire. Marco Pistocchi, capitano nonché colonna portante del Gambolò si è visto costretto ad appendere gli scarpini al chiodo per poter indossare i panni da infermiere e scendere in campo per affrontare un nuovo avversario. “Lavoro al Beato Matteo di Vigevano – rivela il giovane infermiere – e per quanto la mia professione richieda sempre impegno e concentrazione, non mi era mai capitato di vivere una situazione del genere. Con i miei colleghi abbiamo trasformato il reparto di oncologia in un settore dedicato esclusivamente al Covid-19. Stiamo sfoderando tutte le nostre risorse per prestare cure agli infetti. Solo noi sappiamo il dramma che stanno vivendo i malati con un quadro clinico abbastanza compromesso, in quanto vengono isolati e non possono ricevere visite nemmeno dai parenti più stretti. E il più delle volte perdono la voglia di reagire e si lasciano sopraffare dalla rassegnazione”. La pandemia sta mettendo a dura prova il personale sanitario che continua a raccomandare ai cittadini di seguire le norme governative. “Affinché il nostro lavoro non sia reso vano e fine a se stesso – prosegue Pistocchi – è fondamentale anteporre il bene comune ai propri interessi personali. Si esce solo per necessità, prendendo ovviamente tutte le precauzioni possibili, altrimenti sarà impossibile fare scendere la curva dei contagiati. Il sostegno dei miei parenti, dei miei amici, dei miei compagni di squadra rappresenta per me uno stimolo in più e mi consente di svolgere il mio lavoro con la massima concentrazione. Il poter aiutare il prossimo, è questa la motivazione che mi ha indotto ad intraprendere questa strada. Se il governo si fosse mosso in tempo forse non saremmo arrivati a questo punto. Noi abbiamo capito fin dai primi casi che questo virus era qualcosa di ben diverso da una semplice influenza e che colpisce ogni fascia di età. Un altro strumento da utilizzare per tutelare la sicurezza dei cittadini è la corretta informazione: questa malattia si abbatte anche su soggetti sani e non è scontato che chi non sia affetto da ulteriori patologie, riesca ad uscirne. È stata portata avanti troppa disinformazione”. Spesso si è dato troppo per scontato l’impegno del personale sanitario, che è sempre a contatto diretto con persone affette da diverse patologie. A questo proposito Pistocchi spiega che: “Non serve che ora veniamo dipinti come degli eroi, siamo persone che cercano di dare il meglio di sé in tutto quello che fanno. Se proprio dobbiamo essere considerati eroi, sarebbe opportuno avere dei riconoscimenti più adeguati e proporzionati circa all’impegno e alla responsabilità richieste dalla nostra attività”. L’auspicio è che da questa esperienza si possano cogliere degli insegnamenti per il futuro, per una politica nazionale sanitaria da riscrivere. Completamente.