Malati Coronavirus dall’ospedale al Cortellona: per ora sono sei, creato il reparto subintensivo

MORTARA - Il Cortellona ospita anche pazienti Covid-19 provenienti dagli ospedali. Per il momento sono 6 i degenti affetti da Coronavirus presenti nella Rsa, ma nei prossimi giorni il numero potrebbe aumentare. La decisione è stata presa dal presidente della fondazione, Luigi Ganimede, e dal direttore sanitario Anton Maria Mussini. Una scelta motivata dal dovere morale di salvare delle vite, spiegano, e presa nel rispetto della sicurezza di tutti: ospiti e operatori. “Il Ministero – spiega il direttore sanitario – ha valutato attentamente con Ats la fattibilità e la coerenza con gli standard di sicurezza, pur sapendo che le Rsa italiane non sono reparti di infettivologia. Nonostante questo, alcune case di riposo hanno la possibilità, con ragionevoli accorgimenti, di creare una separazione dagli ospiti che sono positivi. Da questa constatazione oggettiva, che garantisce la sicurezza di tutti, il Ministero della Salute ha disposto che le case di riposo accolgano, su base volontaria, ma fortemente raccomandata, i cosiddetti pazienti in svezzamento. Sono quei degenti che escono dai reparti di Rianimazione degli ospedali o dai reparti di Terapia intensiva. Occuparci di queste persone è fondamentale per ridurre la pressione sugli ospedali. Liberare oggi un posto prezioso di Terapia intensiva e lasciare ad altre strutture la cura dei pazienti in svezzamento è un atto dovuto e di solidarietà. Dal punto di vista delle sicurezza o delle competenze mediche non ci sono problemi. All’interno di una Rsa è normale assistere persone che necessitano di ossigeno”. Proprio per questo la Regione ha chiesto alle case di riposo lombarde di accogliere alcuni di questi pazienti che sono in svezzamento, ma che ancora hanno bisogno dell’ossigeno. Una collaborazione pensata per liberare posti di Terapia intensiva che servono a salvare delle altre vite umane. A Mortara, per ora, il Cortellona è l’unica casa di risposo che si è resa disponibile ad accogliere i pazienti Covid-19 provenienti dagli ospedali. “La nostra scelta - continua Anton Maria Mussini - comporta un piccolo fattore di rischio reso bassissimo grazie al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. E’ vero che c’è il dato statistico che contempla la possibilità di un’eccezione, ma il codice deontologico di medici e infermieri è uguale per tutti. Quindi rifiutarci di accogliere una persona in modo che si liberi un posto di Terapia intensiva che può salvare una vita è un follia pura. Chi sostiene che avremmo dovuto rifiutarci si lascia guidare dall’emotività e dalla paura. Una fifa boia che, se è umanamente comprensibile, non lo è né a livello scientifico né a livello della finalità del ruolo di medici e infermieri che devono accogliere i malati. Abbiamo aumentato le ore dei medici, delle infermiere e delle Oss. Siamo una delle poche Rsa che ha un infermiere presente H24 e due medici che garantiscono una copertura di 14 ore al giorno. Tutti gli ospiti vengono visitati due volte al giorno dal medico o dal direttore sanitario. Perché la nostra missione è quella di dare la migliore assistenza possibile. Inoltre gli ospedali non ricevono volentieri pazienti molto anziani. Anche le strutture del Servizio Sanitario Nazionale fanno delle scelte perché, ormai, sono al collasso e posti liberi ce ne sono pochissimi, soprattutto nell’intensiva”.