“Ma che gioia c’è”: su Youtube in nuovo singolo della bandsoft pop Le lampade alogene

MORTARA - Il gruppo alternative-pop di stanza tra Mortara e Vigevano ama indugiare tra atmosfere malinconiche, emozionali, intimiste. Non è un caso che rinascita musicale arrivi chiusi nella propria stanza. Dal video su Youtube di “Ma che gioia c’è” già si capisce tutto. Ognuno dei membri suona da casa propria e tutto si sovrappone. “Ne ho le palle piene”, chiarisce subito il testo. Ma bisogna uscirne. Il pop delicato e soffice de Le Lampade Alogene (nella foto di @georgiaphotographer) forse è un buon palliativo per affrontare la quarantena. Saranno forse le due chitarre acustiche. Una scandisce un riff, l’altra accompagna e delinea le strofe. Il terzetto vigevanese si conferma una delle band più interessanti, o comunque originali, della scena nostrana. “Avevamo già in cantiere da quasi un anno questo brano – spiegano il mortarese Samuel Casera e i vigevanesi Emanuele Merlotti e Daniele Bellazzi – e sarebbe stato nel nostro album, che stavamo registrando. Poi è arrivato questo disastro. Perché non regalarlo a chi ci segue da casa, a chi non ha nostre notizie da un po’? Ognuno di noi ha girato un filmato e, dalla nostra camera, abbiamo registrato il filmato e il pezzo. Il messaggio è semplice. Quando la musica diventa un prodotto, un bene di consumo, forse non ha neanche senso che esista. “Ma che gioia c’è” non è stata scritta per questa situazione, ma di sicuro si adatta bene come riflessione. Per questo la abbiamo scelta. Crediamo sia un periodo in cui tutti debbano riflettere, anche solo perché hanno più tempo per valutare cosa sia importante e cosa no”. Inoltre, come avvenne lo scorso agosto col singolo “Balla Nuda”, il messaggio passa attraverso il grande piacere dell’ascolto. Quest’ultimo è un esperimento musicale (come ha spiegato il terzetto) dove si crea un ponte tra la musica acustica cantautorale e il ritmo di una canzone da ballare. La canzone tratta temi come la riflessione personale e il bisogno di sentirsi liberi. Viene usata l’allegoria di una donna che danza senza veli, per indicare la libertà d’espressione e di vita, nonostante le varie difficoltà che attanagliano tutti. Le prime composizioni del gruppo rimandavano ai grandi cantautori, soprattutto del passato e soprattutto degli anni ‘70 italiani. Eugenio Finardi, Francesco De Gregori, Francesco Guccini. Il percorso di crescita ha poi ampliato le influenze soprattutto nell’ambito della scena indie italiana come Calcutta e I Cani. Oltre a “Balla nuda” e a “Ma che gioia c’è” attualmente è disponibile su internet il primo Ep della band, “Odio quel pensare”. Il loro genere, il pop cantautoriale, non è certamente diffuso nel territorio lomellino. Questo unicum permette a Le Lampade Alogene di essere riconoscibili, di affermarsi. Molti appassionati ormai cercano le loro atmosfere intime, dimesse. “Il bisogno di comunicare e di veicolare un messaggio è arrivato nel momento in cui abbiamo iniziato ad avere qualcosa da raccontare, più o meno intorno ai sedici anni - rivela il chitarrista Samuel Casera, la parte mortarese della band - quando ho iniziato a scoprire le poesie e, grazie a mio padre, ho imparato a suonare la chitarra. Le Lampade Alogene sono nate in una sala prove di Vigevano, quando su consiglio di un produttore locale, venni affiancato a Daniele Bellazzi, attuale percussionista e batterista della formazione. Unendo i nostri sforzi, insieme ad un affine gusto musicale, siamo riusciti a creare le nostre prime due tracce, “Mille Sogni” e “Oltre La Siepe”. Successivamente, per gli anni a venire, la formazione ha subito variazioni e ha incluso Marco Corazza e Giorgio Malfatti, adesso ex membri. Attualmente con me alla voce e alla chitarra ritmica ci sono Emanuele Merlotti alla chitarra solista e al basso, oltre al percussionista Bellazzi. Ci incontrammo inizialmente nel 2015 su un palco, durante una jam session musicale”.

Davide Maniaci