Lomello: dal passato del castello riemergono i passaggi della servitù

LOMELLO – Forse il castello Crivelli è davvero una miniera d’oro, che porta indietro nel tempo e offre studi ancora inesplorati. Anche da una carta da gioco si può risalire ai lavori eseguiti secoli e secoli fa. Tutto porta a un pozzo scoperto per caso, senza cercarlo. Dalle segrete del castello durante gli ultimi lavori oltre al pozzo profondo sette metri e mezzo è emersa anche la scala usata dalla servitù, collegata dalle cucine al piano rialzato. Da qui i sottoposti portavano i pasti ai Crivelli, che aspettavano al desco. “Nell’ambito dei lavori per sistemare la copertura del maniero – spiega Guido Gozzi, architetto di Reggio Emilia che dirige i lavori su incarico del Comune – la caldaia aveva improvvisamente smesso di funzionare. Quindi si è valutato di verificare come sostituirla e mettere a norma la canna fumaria esistente che parte dal seminterrato. Lì si trova la caldaia, collocata in passato dopo il permesso della Soprintendenza. Durante le verifiche abbiamo constatato l’esistenza di un vano murato da chissà quanto, profondo due metri, con una porta murata dove da alcune alcune bucature si intravedeva all’interno un ammasso di sterpaglie. Previa autorizzazione della Soprintendenza, l’abbiamo aperta. Dopo metri cubi di paglia, ecco la scala intatta che collegava il piano rialzato con le cucine. Per terra, solitaria, c’era una carta da gioco risalente a fine ‘700. Questo ci ha dato la possibilità di collocare storicamente le modifiche alla struttura al massimo all’inizio del XIX Secolo. La scala si trovava di fronte ad un arco attualmente murato che portava alla cucina, della quale non è ben chiara la dimensione. E’ probabile che l’ambiente dove è ancora presente la sagoma del grande camino formasse, assieme al locale adiacente che ospita l’archivio storico del comune, un unico grande spazio rettangolare suddiviso in seguito. E il ritrovamento casuale del pozzo e di un adiacente vano quadrato ospitante la pompa a sommersa, forse un tempo adibito a ghiacciaia potrebbero confermarcelo. Di entrambi si era persa memoria, forse lo conoscevano nel passato, molto probabile sia stato dismesso quando fu costruito l’acquedotto comunale a fine anni ’60. Magari, ma per ora sono sempre e solo ipotesi. Il pozzo a camicia può riservare delle sorprese, non è stato ancora indagato. Di solito sul fondo dei pozzi si trova ceramica dell’epoca. Sarebbero reperti importanti”. L’acqua tuttora ha un livello stabile di due metri. Forse venne costruito insieme al castello, voluto nel ‘300 dal duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Il seminterrato può riservare altre sorprese, magari qualche locale sottostante, cisterne, depositi. Finora nessuno ha mai indagato seriamente su cosa possa esserci “sotto”. I lavori al castello Crivelli, infatti, erano iniziati per volere del Comune (qui ha sede il municipio) dopo decenni di scarsa manutenzione dovute prima al disinteresse dei proprietari precedenti, poi alla mancanza di fondi. La proprietà è passata al Comune lo scorso anno. Il tetto, dopo i lavori risalenti a 40 anni fa, soffriva di problemi di infiltrazioni d’acqua che potevano pregiudicare gli affreschi. Per questo si è intervenuto d’urgenza, utilizzando in parte fondi della regione Lombardia. Gozzi è un esperto del castello, essendosi laureato in architettura con una tesi a riguardo, basata anche su un’ approfondita ricerca storica presso l’Archivio Crivelli di Milano. E ora, grazie al pozzo, alla scala e alla carta da gioco, potrebbe scriverne un nuovo capitolo.

Davide Maniaci