Lomellina nella morsa della siccità. Lasagna: “Sesia a meno 80 per cento”

La Lomellina sta attraversando “una palese e grave emergenza idrica” e si fa strada la situazione di «grave preoccupazione» per l’imminente stagione irrigua. Alla fase attuale si aggiunge il deflusso ecologico, che andrà a sostituire il deflusso minimo vitale: il nuovo modello di calcolo della disponibilità d’acqua rischia di sottrarre ulteriori risorse al comparto irriguo di Pavese e Lomellina, primi in Europa per superfici a risaia con circa 80mila ettari. La dettagliata analisi è stata svolta da Alberto Lasagna (nella foto), direttore di Confagricoltura Pavia ed ex dirigente del consorzio irriguo Est Sesia di Novara, competente per l’intera Lomellina. Proprio da qui arrivano i dati più allarmanti: la portata del Sesia mostra circa l’80% in meno e quella del Po è quasi dimezzata mentre l’invaso del lago Maggiore, da cui esce il Ticino, è fermo al 35% della capacità massima teorica. “Tutti parlano di allarme siccità con riferimento al livello idrometrico dei fiumi – dice Lasagna – Si evidenzia la malattia reale, ma partendo dai sintomi parziali. La magra invernale dei fiumi è un dato fisiologico collegato alle basse temperature, all’assenza di irrigazione da oltre quattro mesi e all’andamento idrologico tipico dei fiumi padani. Se piovesse in modo intenso per qualche giorno, il livello idrometrico dei fiumi avrebbe una consistente ripresa che porterebbe l’opinione pubblica a considerare superata l’emergenza irrigua. Ma in realtà la situazione è così compromessa che anche una pioggia intensa di qualche giorno non sarebbe sufficiente per un ritorno alla normalità”. Lasagna ha ipotizzato una scala d’allarme per la riserva irrigua del comparto risicolo: combinando gli indici derivanti da accumulo nevoso, invasi lacuali e falda acquifera, e tenendo presente che il grado più elevato dell’allarme è 15 emerge un fattore 13. Nello specifico, Lasagna ha esaminato gli accumuli nevosi sul massiccio del Monte Rosa. Il dato al 31 gennaio scorso è il più basso degli ultimi 15 anni a pari data: 43 centimetri contro una media di 129, cioè il 67% meno della media dell’ultimo quindicennio. Anche per il lago Maggiore gli indicatori evidenziano una situazione particolarmente complessa. “In un’ipotetica scala di allarme da 0 a 5 dove 5 rappresenta la massima allerta, l’attuale livello idrometrico, se valutato insieme alla scarsità di accumulo nevoso, determina un’allerta 4”, chiarisce Lasagna.

Per quanto riguarda la falda acquifera, Confagricoltura Pavia, considerata l’indisponibilità di dati aggiornati, ha avviato il monitoraggio quotidiano a Sartirana, in prossimità del salto di terrazzo della valle del Po. Da ciò emerge che l’attività irrigua ricarica la falda e come il livello di magra riscontrabile in queste settimane nei fiumi principali, soprattutto il Po, è dovuto anche al ridursi dell’effetto di restituzione della falda proprio ai fiumi. “Gran parte della risorsa irrigua derivata dai corsi d’acqua pubblici, almeno nella pianura risicola – aggiunge – finisce nel più grande invaso artificiale d’Europa rappresentato dalla falda dell’areale risicolo, un contenitore invisibile in grado di accumulare quasi un miliardo di metri cubi di acqua poi restituiti alla rete irrigua nei mesi successivi, al Po in particolare. Il sistema irriguo risicolo movimenta nel corso dell’anno miliardi di metri cubi d’acqua, per cui non è ipotizzabile gestire l’emergenza solo con gli invasi, che necessiterebbero di almeno 15 anni prima di diventare operativi”.

Infine, si deve affrontare il nuovo deflusso ecologico, che, prendendo in considerazione solo la tutela dei corpi idrici in termini di quantità e qualità delle acque, non salvaguarda l’importanza dei prelievi irrigui per l’agricoltura. Confagricoltura Pavia, con Confagricoltura Lombardia, è in contatto con la Regione per confrontarsi sul nuovo deflusso “così da evitare ulteriori impatti sull’intera filiera agricola”.

Umberto De Agostino