Lo sport travolto dall’improvvisa morte di Antonio “Toni” Pirro, portatore di equilibrio e armonia

MORTARA - E’ di estrema attualità la notizia secondo cui il mondo del basket “minore” sembrerebbe avviato a una progressiva normalizzazione e l’Ufficio Sport del Governo e il Comitato Tecnico Scientifico sembrano avere accolto positivamente l’istanza federale riguardante la possibilità di riprendere gli allenamenti con tutta una serie di paletti, a tutela della prevenzione.

In palestra non potranno accedere più di sedici atleti e otto addetti ai lavori (settore tecnico e dirigenti), 72 ore prima del primo raduno tutti dovranno essere sottoposti a tampone (il cui costo e somministrazione sono a cura delle società) e anche Mortara si avviava a rimettersi in pista, quando è stata schiantata da un durissimo colpo.

Le società Basket Team Battaglia e Abbiategrasso hanno perso un perno fondamentale del loro meccanismo, la scomparsa prematura e improvvisa dello storico dirigente Antonio Pirro, insostituibile figura di riferimento, che lascia la moglie Rosalba e i figli Valerio e Verdiana, ai quali i giocatori i dirigenti e tutti coloro che gravitano attorno alle due società si stringono in un abbraccio fortissimo.

“Viviamo in un tempo - scrive la società gialloblù - in cui le sensazioni, le emozioni, i ricordi che nascono dentro di noi vengono inevitabilmente affidati ai social. E anche il dolore, il distacco e tutto quel che si prova quando un amico si allontana per sempre dal nostro mondo, finiscono per incanalarsi lì. Scorrendo la sua bacheca personale, o quella della società e degli appassionati di basket che l’hanno conosciuto e apprezzato, c’è un fil rouge che lega tutti i pensieri. L’avevano capito bene tutti, Toni, e lo stimavano un sacco, era uno di quelli che quando, da piccoli, all’oratorio, ti incaricavano di ‘fare le squadre’ prima di iniziare la partita, avresti sempre voluto dalla tua parte, era quello che sceglievi ancora prima di indicare il campione, il fuoriclasse, l’atleta provetto, quello che ti avrebbe fatto vincere. Ce ne siamo accorti, sulla nostra pelle, un paio di anni fa, quando si era ritagliato un periodo sabbatico di ‘disintossicazione’ dalla pallacanestro, da quel basket che aveva finito per prendersi un po’ troppi spazi nel suo quotidiano, a discapito della famiglia, di altri interessi e di altri impegni. E proprio l’assenza ce ne aveva rivelato l’importanza. Poi, per fortuna, ci aveva ripensato, ed era tornato a poco a poco a ricoprire il suo ruolo fondamentale. Toni era uno che riusciva a fare tutto questo senza mai indossare i panni del ‘saggio’, lo faceva con squisita leggerezza, quell’atteggiamento speciale e scanzonato che lo poneva nella giusta lunghezza d’onda con i ragazzi, che lo ricambiavano con un’immensa stima e con un enorme rispetto, proprio perché lui non li trattava mai con quel paternalismo che gli adolescenti detestano, ma aveva sempre la battuta perfetta per penetrare nella corazza di ciascuno di loro. C’è veramente una montagna di motivi per non potere fare a meno di un uomo pratico e al contempo sognatore come Toni e noi, per tenercelo accanto anche ora e in futuro non possiamo fare altro che imporci lo sforzo di “ereditare” e di mantenere lucida e brillante, la sua capacità di essere un portatore di pace, di equilibrio e di armonia”.

Nevina Andreta