Leonardo genio anche di archeologia, visitò Candia per studiare il “navilio”

CANDIA – Leonardo da Vinci è passato a Candia. Non solo: ha anche documentato l’avvenimento in uno dei suoi più celebri manoscritti, il codice Leicester o Hammer. Diciotto fogli scritti “con la sinistra mano” su ambo i lati, acquistati da Bill Gates nel 1994 per 30 milioni di dollari. Lo rivela Marilena Migliavacca, storica insegnante elementare del paese in pensione e grande appassionata di storia locale, in un suo omaggio alla cappelletta di Sant’Anna. Si tratta di un portico rurale, con tre pareti (manca quella davanti) e il tetto. Si trova su una piccola altura a sud ovest del cimitero, non lontano dal Sesia. Forse sorgeva lì un’antica necropoli, all’incrocio di un tipico trivio lomellino ancora oggi sterrato. Il passaggio del genio toscano da Candia, da lui collocata ”nei pressi di Alessandria della paglia” risale alla fine del XV Secolo di ritorno da un viaggio di studio a Genova. “Fu chiamato qui – spiega la maestra Marilena – per le vicende dei resti del “navilio” ritrovato presso il Sesia da messer Gualtieri, suo collaboratore e autore del palazzo del Moro di Mortara”. Proprio l’autore della Gioconda, nei documenti di Bill Gates, approfondisce. “In Candia di Lombardia – scriveva Leonardo – facendosi per messer Gualtieri di Candia uno pozzo, fu trovato uno principio di navilio grandissimo sotto terra circa braccia 10, e perché il legname era nero e bello, parve a esso messer Gualtieri di fare allargare tal bocca di pozzo in forma che i termini di tal navilio si scoprissi”. All’autore di Monna Lisa interessavano anche i fossili marini, le conchiglie. Proprio a Candia trovò una nave lignea pietrificata, quella che nel testo giaceva “sotto terra circa braccia 10”. “Leonardo – prosegue Marilena Migliavacca – transitò certamente sul nostro trivio lomellino, accanto al quale sorgeva e sorge ciò che resta dell’oratorio campestre. Il “trivio” è un incrocio dove intersecano tre strade. Accanto sorgeva il nostro oratorio campestre, quello dedicato a Sant’Anna oggi di proprietà della famiglia Bertolotti. Quel giorno, però, esso non era ancora abbellito dall’affresco che ora noi contempliamo e di cui ancora Leonardo stesso non aveva creato l’originale”. L’affresco, ancora visitabile, infatti risale a quasi un secolo dopo. Nella seconda metà del millecinquecento l’edificio, allora già plurisecolare ma devastato probabilmente da una delle tante piene del Sesia, fu privato della sua parte posteriore. Ne rimase miracolosamente illesa la parte rivolta a nord, quella del portico. Le finestrelle e la porta furono chiuse e murate (come documentano i poli ancora visibili ai suoi lati) e, per abbellire il centro della facciata rimasta, fu commissionato un affresco agli abili pittori di scuola vercellese che, in quel tempo, stavano decorando la parrocchiale di San Michele. L’affresco è catalogato dagli addetti ai lavori come una rielaborazione, in chiave vercellese, del famoso dipinto leonardesco “Madonna con Bambino e Sant’Anna“, oggi esposto al Louvre. Non a tanti metri di distanza dal quadro più celebre di tutti i tempi, quella Gioconda che Leonardo doveva ancora dipingere (e forse concepire) mentre a Candia cercava fossili e si riscopriva geologo ante litteram.