Lavori (pagati dal Gal) al fontanile di Sant’Albino in mega ritardo: tutta colpa del legno calabrese

I lavori di recupero del fontanile di Sant’Albino dovevano essere conclusi il 28 settembre. Ma come in un copione di un film già visto, il ritardo è servito. La data di conclusione dei lavori slitta così ad un generico “entro la fine dell’anno”. Tutta colpa del legno della Calabria. Che non c’è. “Siamo consapevoli del ritardo sulla tabella di marcia – spiega l’assessore ai lavori pubblici Marco Vecchio – e anche delle motivazioni che hanno portato al prolungamento dei tempi. Purtroppo c’è un ritardo nella consegna dei materiali. In particolare la ditta non riesce ad approvvigionarsi del legno, che arriva dalla Calabria, necessario per il consolidamento delle sponde. Se mi è concessa la battuta, era più facile avere il legno consegnato dal Canada. In ogni caso i lavori saranno terminati entro la fine dell’anno in modo da non perdere il finanziamento che abbiamo ottenuto partecipando al bando pubblico indetto dal Gal”. Infatti l’opera di recupero del fontanile è realizzata grazie ai soldi messi a disposizione dal Gruppo di azione locale. Il progetto esecutivo, firmato dal geologo Maurizio Visconti, prevede lavori per un importo complessivo di 99mila euro. Attualmente l’ambiente è fortemente compromesso da anni di assoluto abbandono dell’area. Il gioiello dell’abbazia è incastonato in una cornice da “brividi”. Da un lato la strada fantasma e incompiuta, lasciata a metà da diversi anni, che avrebbe dovuto collegare la chiesa alla rotonda dell’ospedale. Dall’altro il fontanile lasciato nell’incuria. Non possedendo un adeguato sfogo, il fontanile presenta acque stagnanti, torbide e ricoperte di fogliame. A causa della mancanza di manutenzione sono presenti numerose piante in pessime condizioni. Inoltre la staccionata perimetrale è ormai in stato di degrado e quindi da sostituire. In alcuni punti le sponde sono crollate all’interno del letto del fontanile. “Con questo intervento – assicura l’assessore Marco Vecchio - si vuole costituire un nuovo equilibrio ecosistemico dell’area. Innanzitutto ripristinando la funzionalità idraulica del fontanile potrà essere apportata acqua fresca e limpida, principale fattore di costituzione dell’ecosistema che caratterizza il fontanile. Per farlo il fontanile sarà completamente prosciugato per mezzo di idrovore. Infine le tre grosse piante che si trovano nei pressi dell’abbazia non verranno abbattute, come previsto in un primo momento. Anche se le loro radici erodono la sponda del fontanile e le foglie cadute ristagnano nella risorgiva, è stato pensato un sistema di manutenzione che ne evita l’abbattimento. Le piante saranno potate e abbassate di circa 50 centimetri”.

Luca Degrandi