Lateranense, una proposta targata Contrada la Torre: basta poco per restituirlo alla cultura

Il futuro di palazzo Lateranense è nelle mani dei cittadini. Dovranno infatti essere i mortaresi a riappropriarsi di un edificio pubblico che, altrimenti, rischia un futuro di degrado. Sono questi i temi, e soprattutto le soluzioni, emerse dall’incontro denominato “Palazzo Lateranense: quale futuro?” organizzato nella giornata di sabato 3 luglio dalla Contrada la Torre. La tavola rotonda si è avvalsa dei contributi di tre illustri esperti di rigenerazione urbana e di riuso di beni architettonici: l’architetto Roberto Tognetti della fondazione “Riusiamo l’Italia”, Virginia Giandelli di Europan Italia e Filippo Queirolo della Fondazione Da Vinci. Al loro fianco anche due allievi del corso di riuso e rigenerazione urbana organizzato dalla Fondazione Green di Vimercate. L’osservazione principale è che, con i dovuti accorgimenti per la sicurezza, il palazzo sarebbe utilizzabile immediatamente. Basterebbero interventi di minore entità e senza grandi spese. Secondo il parere degli esperti chiamati in causa anche le stanze e il corridoio del primo piano, inutilizzate da anni, una volta pulite potrebbero essere teatro di attività anche di grande richiamo. Questa operazione di “innesco”, prima ancora di trovare fondi per una vera e propria ristrutturazione, mira al coinvolgimento della cittadinanza nel modo più ampio possibile. Virginia Giandelli, esperta in trasformazioni urbane e sociali, ha ribadito l’importanza di prendere iniziativa in tempi brevi. Infine, Filippo Queirolo ha sottolineato l’importanza dei valori della città e il modo per sfruttarli per dare al luogo un’identità forte, che possa coinvolgere anche il territorio circostante, anche con l’obiettivo di accedere a contributi importanti, come quelli dell’Unione europea. Ma le belle idee da sole non bastano se dall’altra parte non c’è un interlocutore disposto anche ad ascoltare. E tra gli invitati all’incontro c’era anche il presidente del consiglio comunale Chiara Merlin. “Ho partecipato con molto piacere a questo incontro organizzato dalla contrada – afferma Chiara Merlin – e gli spunti di riflessione emersi sono decisamente interessanti. Il tema del recupero e del riutilizzo dell’edificio pubblico è molto importante e sarà certamente oggetto di una profonda discussione anche all’interno della giunta. Per quanto mi riguarda, però, posso già dire con certezza che il contributo delle associazioni e dei cittadini è estremamente importante. Bella l’idea di consegnare idealmente le chiavi del palazzo nelle mani della fantasia e dello spirito di iniziativa die cittadini. Inoltre la città ha estremo bisogno di spazi pubblici per ospitare iniziative di stampo culturale e artistico. Sono sempre stata una sostenitrice della valorizzazione del patrimonio locale e credo che questa sia un’occasione da non perdere”. L’incontro è stato quindi di fondamentale importanza per la Contrada che ha potuto tessere relazioni importanti su cui fare affidamento per la consulenza e la realizzazione dell’ambizioso progetto di recupero di palazzo Lateranense. “Il nostro impegno per trovare una strada verso la rigenerazione di questo monumento proseguirà – dicono gli organizzatori della giornata di studio - da un lato con altri incontri più specifici con esperti del settore, dall’altro con il progressivo coinvolgimento di altri soggetti interessati a partecipare al progetto o a sostenerlo esternamente. Stiamo anche studiando due bandi della fondazione Cariplo, che permetterebbero di eseguire subito alcuni interventi prioritari. Partecipare a questi bandi non è facile: ci sono alcuni ostacoli da superare, soprattutto inerenti la parte tecnica della progettazione. In questo aspetto registriamo un’attiva collaborazione da parte della sezione locale di Italia Nostra. La partecipazione fondamentale sarà tuttavia quella del Comune, che, ricordiamolo, è il proprietario dell’edificio”. Il palazzo è sostanzialmente composto da treparti. Una più antica, risalente al XVI secolo. La seconda risalente all’Ottocento e una al Novecento. Dopo che anche l’istituto professionale “Ciro Pollini” ha spostato le ultime classi rimanenti all’ex ospedale, il palazzo ospita solo tre associazione. La Contrada la Torre, il Gruppo sbandieratori e gli Amici del museo Amico e Amelio. Tutte queste realtà hanno sede nel piano terra della parte più antica. Tutto il resto dell’edificio è in stato di abbandono.

Luca Degrandi