La torre idrica sarà antisismica con un investimento di AsMare da 260mila euro e 6 mesi di lavori

Quella di via Marsala è la più antica torre idrica della città e ora, a circa 90 anni dalla sua realizzazione, ha bisogno di una ristrutturazione completa. Un’opera già iniziata da AsMare, e destinata a proseguire per i prossimi sei mesi. Intanto l’acquedotto pensile è già stato svuotato e le abitazioni servite dal pozzo di via Marsala per i prossimi due mesi riceveranno l’acqua al rubinetto attraverso un sistema di pompe.

“Nei giorni scorsi abbiamo iniziato i lavori di manutenzione – spiega il presidente di AsMare Simone Ciaramella (nella foto) – e per questo motivo è stato bypassato il pensile. Per questa ragione l’acqua che esce dai rubinetti delle abitazioni limitrofe appare con una colorazione biancastra. Questo accade perché è spinta in rete dalle pompe e non più, almeno per il momento, dal sistema a caduta che permette di eliminare l’ossigeno. E’ importante sottolineare che dal punto di vista organolettico non cambia nulla e la qualità dell’acqua è immutata. Basta lasciarla scorrere per qualche secondo in modo da completare la miscelazione con l’aria e farla tornare della colorazione consueta”.

L’effetto “acqua bianca” durerà per circa due mesi, mentre per il completamento dell’intervento di consolidamento saranno necessari complessivamente dei mesi. Si tratta di un investimento da 260mila euro e completa il ciclo di lavori di manutenzione iniziato alcuni anni fa con la sistemazione delle torri idriche di via Ciniselli e via Mirabelli. Il quarto e ultimo pozzo cittadino, quello di corso Torino, non è più in esercizio dal 2015. “Il manufatto di via Marsala – spiega Luca Corsino, ingegnere di AsMare – risale alla fine degli anni ‘30 ed è a tutti gli effetti un’infrastruttura di pregio e da conservare. La torre è altra circa 39 metri e ha una capienza di 250mila litri. Nel corso delle operazioni di ristrutturazione completeremo un lavoro di consolidamento dal punto di vista sismico attraverso un sistema di controventi incrociati in acciaio”.

Luca Degrandi