La rete del riso: noi, amici della terra

CANDIA – “Noi amici della Terra”, una rete di sette aziende agricole della filiera del riso che puntano sul biologico. La fondatrice, Rosalia Caimo Duc, è di Candia. La donna ha fondato la sua azienda agricola “Terre di Lomellina” 15 anni fa. La rete di “Noi amici della Terra” invece è stata appena avviata. In zona ne fa parte anche l’azienda Luca e Francesco Bergamasco, a Olevano. Le altre 5 si trovano nel Vercellese, la cascina Angiolina a Buronzo. Ben quattro sono a Rovescala: la cascina Teglio, l’azienda agricola Fassone Marco, la Goio Giuseppe e la Goio Stefania.

“Siamo un gruppo di agricoltori – spiega Rosalia Caimo Duc – convinti che l’agricoltura sia un potente strumento per contribuire allo sviluppo sostenibile, e possa diventare una opportunità per forme di coltivazione nuove, in accordo con l’ambiente e con la ricerca scientifica. Il consumatore che da noi viene visto come un partner, non come mero sbocco commerciale. Ci siamo trovati con questi intenti comuni, siamo diventati sodali. Il nome “Amici della terra” non è casuale. Abbiamo iniziato uniti dalla volontà di collaborare per migliorare, di avvalersi ciascuno di noi delle esperienze degli altri, di non ripetere gli errori. Siamo pionieri di una agricoltura nuova: risicoltura assolutamente priva di input chimici. I nostri nomi, forse. tra poco non conteranno più singolarmente. Sarà importante la rete che è appena costituita, e che si aprirà ad altre le aziende che vogliono seguire questo percorso”. Come ha rivelato l’imprenditrice, all’inizio coltivare il biologico “a regola d’arte” si scontrava con moltissime difficoltà. Il problema è soprattutto agronomico: riuscire a coltivare e ottenere una produzione sostenibile anche economicamente. Non era l’unica ad avere le stesse difficoltà. Forse proprio mettersi insieme era l’unica soluzione: condividere pratiche, esperienze e strumenti. “Sappiamo – prosegue la Caimo Duc – che il sistema economico e produttivo non è in equilibrio, che ne stiamo tacitamente già pagando le conseguenze e che in futuro tutto questo non sarà un sussurro di alcuni ma un grido. Tutto il nostro lavoro ha un prezzo: lo sforzo di andare controcorrente, la fatica maggiore, la cura per la terra, la solitudine di poche imprese, le critiche dei più, l’incomprensione di chi sottovaluta i problemi e pensa ad un futuro solo in senso economico e non ambientale. C’è, però, una soddisfazione data dalla consapevolezza di fare la cosa giusta. La realizzazione personale non ha prezzo. Allora coltivare il terreno diventa un’arte, una relazione con la natura e con sé stessi, una crescita continua in un periodo dove l’uomo ha tutto ma gli manca la cosa fondamentale per realizzare la propria vita: gli ideali”. Grazie alla collaborazione con le Università di Milano (professor Stefano Bocchi) e di Pavia (Graziano Rossi) in alcune risaie sono state trovate piante spontanee autoctone come la Marsilea quadrifolia e la Lindernia procumbens, che si credevano perse per colpa dei diserbanti. Gli “Amici della Terra” di sostanze chimiche proprio non ne usano. Così il riso, oltre a essere più buono, fa anche bene. “La collaborazione con gli atenei – conclude l’imprenditrice candiese – ha generato un vulcano di idee e di iniziative a sostegno della biodiversità con il quale è partito il ritrovamento delle due specie inserite nella Direttiva Habitat della Comunità Europea, che crescono in ambienti di risaia. Tutto è raccontato da questi esperti e dai loro collaboratori in vari articoli pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali”.

Nel 2020 la rete ha prodotto circa un milione di chili di risone in totale, in rotazione con soia, cereali, legumi e grano saraceno. “Noi amici della Terra” collabora inoltre con Good Land, un’impresa che dà vita a prodotti-progetti che hanno un forte impatto positivo ambientale e sociale sul territorio. Il riso è diventato dunque anche un progetto Good Land commercializzato per ora in Italia, ma presto anche in Europa.

Davide Maniaci