La protesta diventa simbolica, il commercio incassa solidarietà

MORTARA - “Il 12 marzo scorso abbiamo chiuso le nostre attività per il bene della salute pubblica. Abbiamo chiuso consapevoli di rimanere senza incassi da un giorno all’altro, con la paura e la disperazione di perdere tutto”. Inizia con queste parole l’accorato appello che tre rappresentanti delle categorie parrucchieri, estetiste, ristoratori e baristi hanno rivolto al sindaco Marco Facchinotti ieri mattina, martedì, in municipio. Un incontro che, inizialmente almeno nelle idee, sarebbe dovuto essere una manifestazione vera, di piazza, con un corteo in città di una quarantina di esercenti di Mortara e di alcuni paesi lomellini, come Sant’Angelo, Valeggio e Zeme. Ma che nel rispetto delle attuali norme restrittive sugli assembramenti ha suggerito di imboccare la via della prudenza. Ma non quella del silenzio. Così la manifestazione pubblica si è ridimensionata in una lettera sottoscritta da 13 parrucchiere e 7 estetiste, le categorie senza dubbio maggiormente colpite dal lockdown, per loro ancora in corso, con la serrata forzata che perdurerà fino a giugno. Ma che ha raccolto anche la solidarietà di 12 tra ristoratori e baristi e 5 esercenti di altre categorie che hanno ripreso, seppur parzialmente, le loro attività, attraverso ad esempio la consegna a domicilio o il servizio da asporto. Anche loro hanno comunque subito, nel corso delle ultime otto settimane, pesantissimi ridimensionamenti del fatturato. Hanno deciso di consegnare simbolicamente al sindaco le chiavi delle loro attività, “le chiavi delle nostre case in cui abbiamo riposto i sogni che non potremo più realizzare”. Ma il messaggio si rivolge anche a tutte le istituzioni, Stato, regione, province e agli altri comuni. “Chiediamo tutto ciò che sarà necessario per liberarci da questa catena mortale di serrata che ci impedisce di poter restare a galla. Chiediamo il vostro aiuto per poter ripartire, continuando a creare ricchezza e lavoro per il tessuto sociale di questo Paese. Abbiamo tenuto duro – prosegue la lettera consegnata martedì a Marco Facchinotti da parte delle tre portavoce Domenica Polenghi, Ilaria Baratti e Sonia Ferrazzino (nella foto) - fiduciosi di poter avere solidarietà e aiuti dallo Stato che ha basato la Costituzione sul diritto al lavoro e che vanta un sistema economico formato da oltre il 90% tra piccole e medie imprese, tra cui le nostre! Ad oggi sono 54 i giorni di chiusura forzata. Con il nuovo decreto alcune categorie sono state autorizzate a riaprire, mentre le nostre no! Siamo obbligati a rimanere chiusi e nello stesso tempo siamo obbligati a sostenere tutti gli adempimenti economici a cui dobbiamo far fronte, nostante lo stop”. Parrucchiere ed estetiste, ma anche baristi e ristoratori ribadiscono il loro diritto al lavoro. Chiedono di farlo in sicurezza, per la salute pubblica e per la loro. “E se questo non è possibile – prosegue l’appello - chiediamo riforme che ci sostengano e che ci permettano di portare avanti le nostre imprese fino a quando sarà possibile ritornare alla normalità. Sappiate che le nostre risorse sono finite e che non possiamo più resistere. Per fare impresa oggi occorre essere come il mago Houdini che, nonostante venisse incatenato e buttato in mare, grazie alle sue abilità riusciva a liberarsi e a ritornare a galla. Le nostre imprese hanno già a che fare con le catene della burocrazia e di tutte quelle regole che rallentano la nostra operatività. Fino a poco fa, prima del Covid-19, siamo stati abili come Houdini e siamo riusciti a rimanere a galla nonostante tutte le difficoltà. Oggi, ci avete messo un’ulteriore catena: quella della chiusura obbligatoria! E questa volta non avremo scampo, rimarremo nelle acque profonde”.

Riccardo Carena