La moda perseguitata, Ricci: “Contro di noi c’è accanimento”

MORTARA - Passato un anno tutto torna al principio. Non molto è cambiato rispetto a un anno fa, ma è ancora necessario. Qualcosa di profondo invece è cambiato, all’insegna della discriminazione. Parola che sembrerebbe adatta per descrivere la situazione in cui alcune tipologie di commercio ancora oggi riversano.

“Stupisce questo accanimento – dichiara Teresa Ricci di Massimo Ricci abbigliamento – contro di noi. Prendo in considerazione i negozi di provincia. Quando mai da noi si creerebbero assembramenti? Cara grazia che succedesse per davvero! Ma così sembra che noi siamo degli untori. Se è davvero necessario chiudere, che tutti lo si faccia, come a marzo dell’anno scorso. Così come adesso non possiamo che rattristarci, arrabbiarci e innervosirci. Ci sono delle incoerenze nelle riaperture abbastanza evidenti”. Molto dedita al suo lavoro Teresa Ricci ha dovuto fare i suoi calcoli con molta precisione per il 2021. Il settore moda investe di anno in anno e ben evidente è la sua natura estremamente volatile, di stagione in stagione. Bisogna comprare capi per l’anno venturo con la certezza poi di venderli, almeno la maggior parte. “Dall’estate scorsa – prosegue – ci siamo arrangiati per aprire il nostro e-commerce. Non è stata questione da poco, ma alla fine siamo riusciti a crearne uno in maniera soddisfacente. Si perdono tutte le piacevoli piccolezze dell’incontro in negozio, come il dialogo e la prova dei vestiti, ma come strumento si è dimostrato abbastanza efficace. Perlopiù si vendono scarpe, felpe e magliette. Meno capi di una certa importanza, anche perché giocoforza sono venute meno le occasioni per indossarli. Si vedano i matrimoni, tutti nuovamente rinviati a data a destinarsi. Noi rimaniamo in negozio per gran parte della giornata perché richiede un certo sforzo comunque il commercio sul web. Gestire gli ordini, le richieste dei clienti, le foto dei capi indossati e altre faccende del genere”. Con le saracinesche aperte e le luci accese così si vuol dare parvenza di normalità. Ma le porte sono chiuse. E di gente in giro forse ce n’è troppa. Le nuove restrizioni non sembrano essere così stringenti e ogni scappatoia è buona per andare in giro. “È amaro il boccone. Vedere tanta gente in giro mentre noi siamo chiusi. Dopo tanti sforzi e attenzioni che abbiamo dedicato alla situazione, vedere gli altri che invece che sembrano non percepire il problema è doloroso. È assimilabile a una guerra. E dopo le guerre ci sono le rinascite, speriamo sia così anche questa volta. Spero nella campagna vaccinale”.

In un momento come questo bene occorrerebbe rispolverare quell’espressione leopardiana, la ‘social catena’, per descriver un’esigenza reale di questi giorni. “Credo sia giusto fare un appello alla solidarietà tra commercianti. Dobbiamo unirci nelle iniziative, non con impegno dovuto ma almeno senza intralciarci tra di noi. In questo momento è necessario unirci per affrontare con quanta più serenità possibile la situazione. Far vedere, far sentire che ci siamo. Uniti”.

Vittorio Orsina