La fuga iniziata dai tetti di Parona è finita con l’arresto nella spiaggia di Sarzana

PARONA – Era l’ultimo ricercato della “cupola della droga”. Quest’ultima operava in Lombardia occidentale e non si faceva scrupoli a torturare e a gambizzare concorrenti e presunti informatori delle forze dell’ordine. Quando i carabinieri sono arrivati, lui era al mare a rilassarsi su una sedia a sdraio: prendeva il sole sulla spiaggia di Sarzana, in provincia di La Spezia. Forse non immaginava le manette proprio in quel momento, nel tardo pomeriggio di mercoledì 20 luglio. Hamid Aboulkacem, 32 anni, marocchino, era destinatario di misura cautelare in carcere emessa dall’Autorità Giudiziaria pavese per tentato omicidio aggravato. Bisognava solo catturarlo.

Era l’ultimo membro ancora a piede libero della banda che, il 26 aprile scorso in un casolare di campagna in località Casone Nuovo, presso Broni, aveva ferito gravemente Mohamed Delloufi. Quest’ultimo, marocchino, 30 anni, il giorno prima era stato derubato dell’automobile a Campospinoso, a poca distanza, sempre in Oltrepò. Col pretesto di restituirgliela, gli avevano dato appuntamento nel casolare dove era arrivato con un amico, suo connazionale. Era un’imboscata. Delloufi è stato raggiunto ad entrambe le gambe da almeno quattro colpi di fucile. L’amico evidentemente non era un obiettivo: è stato ferito soltanto di striscio. Proprio lui ha portato via il complice in auto, scaricandolo davanti a un’abitazione nei pressi di Barbianello prima di fuggire. Delloufi, agonizzante, è stato salvato dai medici del policlinico San Matteo di Pavia, dopo un delicato intervento chirurgico. La Procura di Pavia ha diretto le indagini e ha ricostruito il movente insieme ai carabinieri: scacciare dal territorio i rivali che rischiavano di rappresentare una poco gradita concorrenza nello spaccio. Delloufi si era messo a vendere droga nel posto sbagliato.

I malviventi, che dovevano rispondere dei reati di rapina aggravata (dell’auto), di tentato omicidio aggravato e tentata estorsione per i fatti di Broni, erano stati trovati più di due mesi dopo, il 9 luglio, in una casa di Parona dove si nascondevano. Un’operazione spettacolare, con una cinquantina di carabinieri coinvolti che avevano circondato la zona. Al momento dell’irruzione, in quell’abitazione erano in quattro: El Mehdi Lafhim, 30 anni, Issa Taouil, 26 anni, Mohamed Soulaimani, 30 anni, tutti di origine marocchina, e Mohamed Abdelshafei Khalil, 25enne egiziano. I residenti sbigottiti (era l’alba) hanno visto due di loro fuggire sul tetto, e poi cercare di dileguarsi passando sugli edifici limitrofi. C’è voluta un’ora per catturarli. Sono stati sequestrati anche 30 mila euro in contanti. Gli investigatori hanno trovato gli indagati attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di appostamento e pedinamento, anche effettuati con Gps installati sulle automobili. A Khalil era addebitato il furto dell’auto di Delloufi. Agli altri tre individui, il tentato omicidio. Ma gli indagati per quest’ultimo reato erano quattro. Mancava proprio Hamid Aboulkacem, fuggito prima del blitz, introvabile fino a mercoledì scorso. Sono stati i carabinieri della compagnia di Sarzana, su indicazione dei militari del Nucleo Investigativo di Pavia, ad arrestarlo in spiaggia. È accusato di tentato omicidio aggravato in concorso, violenza privata ed estorsione, ed è stato condotto in carcere alla Spezia.

“Un cerchio, come tanti ancora esistenti in molte zone d’Italia – è il resoconto del comando provinciale dei carabinieri di Pavia – che si chiude con la disarticolazione della banda e la fine della scia di sangue ad essa collegata. Un’operazione necessaria, dato che i sodali stavano tentando ancora di più di assicurarsi il controllo delle campagne del Bronese, minacciando di utilizzare le armi contro chiunque vi entrasse, rischiando così di coinvolgere ignari cittadini”. Tutti gli arrestati gestivano anche una zona di spaccio nei boschi intorno a Luino (Varese): anche lì, con uso di armi e intimidazioni, esercitavano un controllo ferreo del territorio, tanto da arrivare a torturare un altro cittadino straniero, loro concorrente, per circa 12 ore staccandogli quasi un orecchio, mentre un italiano era stato seviziato poiché sospettato di collaborazione con le forze di polizia. Infatti i carabinieri di Luino hanno provveduto, il giorno in cui è stata effettuata l’operazione a Parona, a notificare nella sede dei loro colleghi di Pavia tre fermi del Pm della Procura di Varese per tortura, sequestro di persona, rapina, droga ed altro. I malviventi erano fino ad allora sempre riusciti a fuggire, vivendo alla macchia non solo in paesini dove non davano nell’occhio (come Parona) ma anche in ripari di fortuna in montagna, armati fino ai denti.