L’istituto comprensivo torna al completo, Piera Varese: “La scuola è solo in presenza”

La scuola o è in presenza o non è scuola. Lo afferma in maniera chiara e netta Piera Varese, dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale di Mortara, di cui fa parte la scuola dell’infanzia, la primaria “Teresio Olivelli”, la primaria di Parona e la secondaria di primo grado “Josti-Travelli”. Nel corso delle ultime settimane, la dirigente ha dovuto affrontare una circostanza inedita, nella quale tutti gli studenti della materna, delle elementari e della prima media si sono ritrovati a dover frequentare le lezioni in presenza, mentre i ragazzi di seconda e terza media hanno dovuto seguire le lezioni in didattica a distanza. Da lunedì 25 gennaio la situazione è finalmente cambiata, con il rientro della Lombardia in zona arancione e il ritorno di tutti gli studenti in presenza. Ma gli effetti della Dad purtroppo restano, e lo stato di emergenza sanitaria ha fortemente limitato la realizzazione di tutti quei progetti didattici con associazioni e relatori esterni che in un anno normale avrebbero consentito agli alunni di ampliare le loro conoscenze in maniera originale e creativa. Fa eccezione il progetto realizzato in collaborazione con il Pool Mortara Sport, che prenderà piede nei prossimi mesi. “Quest’anno – spiega la dirigente Piera Varese – è molto particolare, perché purtroppo siamo fortemente limitati dalla situazione pandemica del momento. Dal punto di vista della gestione della scuola, delle lezioni in presenza e del servizio mensa abbiamo adottato protocolli rigidi e ben definiti per garantire quanto più possibile una condizione di normalità, ma anche e soprattutto di sicurezza per gli studenti, per i docenti e per il personale. Purtroppo, non si può dire lo stesso per quanto riguarda i progetti con enti esterni, che abbiamo dovuto sospendere interamente in attesa di un miglioramento dell’emergenza sanitaria.

L’unica iniziativa che abbiamo deciso di portare avanti è il progetto del Pool Mortara Sport, che consente ai bambini di avvicinarsi al mondo dello sport già in tenera età”. Secondo la dirigente Piera Varese, la scelta di non far andare in presenza nell’ultimo periodo gli alunni di seconda e terza media non ha avuto molto senso, soprattutto in riferimento al contesto locale e al numero molto basso di contagi che si conta all’interno degli istituti.

“Io penso che scuola significhi vivere la realtà scolastica – afferma Piera Varese – e con questo intendo la possibilità per i ragazzi di relazionarsi con i loro coetanei. Alcuni alunni inizialmente hanno trovato la didattica a distanza più comoda, ma quando c’è stata la piena realizzazione di ciò che essa comportava, ovvero la totale assenza di socialità, l’esigenza di tornare si è fatta sempre più viva. È proprio quando una cosa viene a mancare che ci si rende conto di quanto sia importante. L’incidenza del virus all’interno delle scuole è molto bassa, soprattutto in un territorio come il nostro, dove quasi tutti i bambini si muovono a piedi o in macchina con i propri genitori. Da noi c’è stato qualche caso sporadico di positività, e si è subito intervenuti mettendo in isolamento la classe del bambino contagiato. Non si è mai verificata un’epidemia a scuola, e forse avrebbe avuto senso, piuttosto che fare un provvedimento generalizzato, lasciar prendere decisioni più adeguate alle piccole realtà locali. Noi non siamo a Milano, e i nostri ragazzi non devono muoversi in metropolitana o affollarsi sui mezzi pubblici.

Comunque sia, anche nelle grandi città il tempo per riorganizzare il trasporto c’era. Mentre le scuole hanno lavorato duramente per rimodulare le attività in sicurezza, la mancanza di collaborazione tra le istituzioni competenti ha fatto sì che l’affollamento sui mezzi pubblici rimanesse tale e quale a prima”.

Massimiliano Farrell