L’assessore Marco Vecchio denuncia: “Io trattato come un untore”, ma alla fine il tampone è negativo

Aggiornato il: apr 24

MORTARA - “E’ una situazione umanamente avvilente: vengo trattato come un appestato. Però io non sono un untore. Esattamente come non lo sono le molte persone che, come me, sono state male ma che non sono mai state sottoposte a tampone, se non a settimane di distanza dalla completa guarigione”. Il ritorno alla normalità per l’assessore Marco Vecchio (nella foto) è tutt’altro che... normale. Tanto che, a 28 giorni di distanza dalla scomparsa di ogni sintomo, si trova ancora circondato da un alone di diffidenza e solo l'esito del tampone, arrivato soltanto giovedì, potrebbe finalmente scacciare i pregiudizi nei suoi confronti, ma la sostanza non cambia. Una serie di atteggiamenti che non passano inosservati. Gli stessi colleghi di maggioranza si tengono a distanza. Nei giorni scorsi lo hanno anche invitato a rimanere a casa. A non recarsi in municipio. Insomma, per Marco Vecchio la sensazione è proprio quella di essere trattato come un appestato. Una situazione che lo ferisce. Che gli crea un disagio che lo stesso Marco Vecchio racconta. “Capisco il timore che tutti possono avere – spiega l’assessore ai lavori pubblici – e quando si parla della tutela della salute degli altri sono il primo disposto a muovermi bardato come un palombaro. Mi muovo con tre paia di guanti e doppia mascherina. Nonostante tutto mi è parso chiaro il disagio che si è creato in municipio quando, dopo 28 giorni di reclusione in casa senza più alcun sintomo, mi sono recato in Comune”. Questa situazione è, però, solo la conseguenza di un problema più generale. Moltissime persone hanno, o hanno avuto, chiari sintomi riconducibili al Coronavirus. Ma non tutti sono stati sottoposti al test del tampone. Così quella di Marco Vecchio può essere considerata solo una fra tante testimonianze decisamente simili. “Nella gestione di questa emergenza sanitaria – continua l’assessore – c’è stata molta confusione. Pur avendo avuto tutti i sintomi riconducibili al virus non sono mai stato sottoposto al tampone, se non negli ultimi giorni, quando ormai ero guarito da settimane. Anche chiamando tutti i numeri predisposti per far fronte all’emergenza non ho mai ricevuto una risposta univoca. Ogni volta mi veniva cantata una canzone diversa. In questa situazione di perenne incertezza io, come moltissime altre persone, non posso nemmeno dire con certezza di aver contratto il virus e di esserne guarito. Eppure ora sto benissimo. L'esito negativo del tampone è arrivato soltanto giovedì e mi sento quasi in colpa pensando che il tampone sarebbe un diritto per tutti, ma evidentemente non è così. Da 28 giorni non ho nulla ma appena metto piede fuori di casa mi sento additato come un untore. Invece vorrei mettermi al lavoro. Bisogna preparare il piano triennale dei lavori pubblici, mi piacerebbe discutere con il resto della giunta su come impegnare i 500mila euro concessi dalla Regione all’ente per finanziare le opere pubbliche. Invece appena esco dal Comune spalancano le finestre come se fossi entrato per diffondere il contagio. Per evitare queste situazioni rimango ancora confinato. Ma il problema è che tutti i cittadini avrebbero il diritto di sapere se hanno contratto il Covid-19 e se ne sono guariti. Invece fare un tampone è molto difficile, quasi impossibile”. Per ottenerlo, probabilmente, più di qualche santo in paradiso c'è bisogno di qualche conoscenza giusta...sulla terra.

Luca Degrandi