Insaziabile Tiozzo: cinquanta chilometri non gli bastano, sbaglia strada e ne corre tre in più

GENOVA - E’ capitato a tutti, almeno una volta, di sbagliare strada. Succede soprattutto a chi affronta lo stesso percorso tutti i giorni, per anni. A ogni incrocio la medesima svolta, per ciascuna rotonda la solita uscita, allo “stop” si gira sempre a destra. Gesti che diventano via via sempre più naturali, automatismi oliati che di volta in volta si confermano e si fortificano ripetendosi netti, identici, cadenzati come un metronomo.

Infallibili? Forse no, ma con un’alta percentuale di possibilità che si ripetano, questi gesti, con ritmo costante, quasi ipnotico. Automatico, appunto.

Capita un po’ meno spesso, al contrario, di “ciccare” la strada durante una corsa podistica.

A Tiozzo mancava praticamente soltanto questo, nella sua ormai decennale carriera da podista di lungo passo, e in occasione della sua ultima impresa da ultratleta ha tagliato anche questo traguardo. Il passo, questa volta, è stato...falso.

Ma fortunatamente per lui non decisivo e tutt’altro che irreparabile.

Nonostante una deviazione fuori programma di quasi tre chilometri rispetto all’itinerario prestabilito, e di conseguenza una marcia allungata nei confronti dei concorrenti, infatti, il quarantenne mortarese è riuscito comunque a recuperare il terreno perduto, raggiungere gli avversari che percorrendo l’itinerario corretto nel frattempo gli erano balzati davanti e tagliare il traguardo della “Cinquanta chilometri del Turchino” (per lui, 53!) ben al di sotto delle cinque ore e mezza di percorrenza.

“Cinque ore e ventiquattro minuti, – tiene a scandire per bene l’atleta – un tempo che personalmente non può che restituirmi grandissima soddisfazione, nonostante l’incidente di percorso”.

E dire che, almeno sulla carta, lo conosceva praticamente a memoria, quel percorso.

“Si trattava della mia terza partecipazione alla Cinquanta chilometri del Turchino, quarta volta complessiva in cui mi capitava di affrontare queste strade per una competizione, se consideriamo anche la Milano-Sanremo, che ovviamente passava da qui”.

Eppure il chilometro 38 del percorso cittadino nel cuore di Ovada lo ha tradito. Già, proprio la strada, quella compagna di viaggio che per ogni ultramaratoneta è spesso l’unica amica fidata, per chilometri e chilometri lungo i quali non si incrocia praticamente nessuno. Gli avversari infatti, dopo la partenza, si sgranano come un rosario tra le pieghe del tragitto, ora sinuose e ora più aspre, per decine e decine di chilometri. E succede davvero spesso, durante queste gare particolarissime, non a caso concepite non per semplici atleti, ma per atleti “ultra”, appunto, di correre lunghissimi tratti completamente in solitudine.

“In quel momento infatti, – conferma – non avevo altri corridori vicino a me. Per questo motivo inizialmente non mi sono affatto reso conto di aver preso la direzione sbagliata”.

Un fuori percorso di almeno due chilometri, se non addirittura tre. Tanti, tantissimi, soprattutto quando si marcia a ritmi serrati e ogni secondo perso può rappresentare la differenza in termini di classifica finale e tradursi in un danno cronometrico irreparabile. Fortunatamente però, quando si tratta di ultramaratone, la sfida e la competizione sono anzitutto con se stessi, contro i propri limiti e con l’obiettivo di superarli (ma soprattutto superarsi) ogni volta.

Di fatto, gli altri podisti corrono insieme a te, non necessariamente contro di te.

Così quando Andrea Tiozzo ha realizzato di aver allungato il percorso di tre migliaia di metri non si è fatto certo prendere dal panico.

“Ovviamente – prosegue l’atleta mortarese – non ero per nulla consapevole della deviazione non prevista fino al momento in cui non ho incrociato altri corridori sul mio cammino”.

Avversari che si era lasciato alle spalle in precedenza e che ora gli correvano inspiegabilmente davanti. “A quel punto ho realizzato – confessa – e non ho fatto altro che cercare di recuperare il tempo perso, senza comunque stravolgere i piani, ma spingendo maggiormente per accorciare il distacco negativo involontariamente accumulato”.

E così, passo dopo passo ha ripreso terreno, superando quello del Turchino fino a tagliare il traguardo dei cinquanta chilometri (più un extra di tre fuori programma) ben al di sotto delle cinque ore e mezza di percorrenza, alle prime luci dell’alba di domenica mattina. Genova Voltri, destinazione raggiunta e ennesimo target completato per l’ultratleta che non si ferma mai.

Neppure quando sbaglia strada.

Riccardo Carena