Inizio anno da incubo per il commercio tra caro bollette e paura della “variante”

Commercio, notte fonda. L’inizio del 2022 è da dimenticare per il comparto commerciale. Rincari delle bollette, variante Omicron, paura nella gente e scarsa percezione della sicurezza: sono questi gli ingredienti di una ricetta particolarmente indigesta per il commercio. “I primi venti giorni di gennaio sono stati effettivamente molto sofferti e la variante Omicron fa allontanare l’auspicata ripresa. – ammette Edoardo Rossi (nella foto), numero uno di Ascom Mortara – Dopo quasi due anni di pandemia possiamo dire che oggi fa più male la paura del virus che il virus in sé. I grandi centri sono stati devastati, noi abbiamo abbastanza retto il colpo anche se in alcuni giorni sembrava di essere tornati al lockdown”. Poche le persone in strada, praticamente nessuno dopo le 18. Gennaio è iniziato davvero male per i commercianti mortaresi. Le festività natalizie avevano portato una boccata d’ossigeno, ma dal 27 dicembre tutto sembra essere nuovamente bloccato. E alla paura del virus si è aggiunta quella di non arrivare a fine mese. L’aumento delle bollette, luce e gas, ha aumentato l’insicurezza nella platea dei clienti e l’incertezza penalizza gli acquisti. Morale della favola: i saldi hanno preso una bella batosta. “Manca linfa nel nostro comprensorio, non c’è prospettiva. – analizza Rossi – La bolla degli aumenti deve trovare un limite e sgonfiarsi, perché rischia veramente di fare danni storici. Francamente non ricordo aumenti improvvisi di questa portata. Tra i più penalizzati c’è il settore del food che deve fare i conti con aumenti medi del 40%. Siamo arrivati al punto che qualcuno preferisce restare chiuso e questo è un fatto gravissimo che deve fare riflettere. L’impatto di questi aumenti è stato troppo violento, qui non ci si salva con le vendite online o con la promozione azzeccata!”.

Ma c’è una ricetta per uscire dalla crisi? Sì. O meglio, ci sarebbe. E per attuarla ci vorrebbe la bacchetta magica o una serie di competenze politico-amministrative che, nella terra delle risaie, si faticano a intravedere. “Oggi è difficile, se non impossibile, investire in azienda. Se solo avessimo un piano industriale su Mortara… – commenta quasi laconico Edoardo Rossi – Ma non l’abbiamo! L’adozione di uno strumento di questo tipo porterebbe nuovi insediamenti produttivi sul territorio, infrastrutture e servizi che ci consentirebbero di fare un salto di qualità. Avremmo più gente sia in pausa pranzo che per le spese una volta terminato l’orario di lavoro, ci sarebbe più lavoro per gli istituti di credito e per gli uffici che offrono servizi. Invece abbiamo assistito alla desertificazione della città, i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.