Inceneritore: 36 milioni di euro per bruciare i fanghi dal 2022 e fare aumentare le polveri sottili

PARONA – Ogni giorno arriverebbero all’inceneritore 14 camion pieni di fanghi alimentati a diesel, con le conseguenti emissioni di NoX. Quelle che, impropriamente, vengono popolarmente definite “polveri sottili”. Come magra o grande consolazione, a seconda dei punti di vista, bruciando i fanghi al termovalorizzatore dal 2022 si manifesterebbero due opportunità. La prima riguarda il recupero del fosforo dalle ceneri combinate rifiuti-fanghi, che è ancora in via sperimentale. “Poi – aggiunge il sindaco di Parona, Marco Lorena – si parla della compensazione economica delle tariffe acqua da parte di Pavia Acque, attraverso una tariffa calmierata per i fanghi di provenienza dal bacino pavese”. Sono queste le conclusioni dopo le ultime due riunioni del 30 e 31 luglio, rispettivamente della Commissione consultiva comunale sul termovalorizzatore e sulla Consulta comunale per l’ambiente. Ci sarà tempo fino al 18 agosto per inviare un parere inerente ai “fanghi al termo”, che non verranno bruciati comunque prima del 2022. Bisogna infatti costruire un impianto nella linea 2 per essiccarli preventivamente. Costa 36 milioni di euro. Un parere importante arriva da Riccardo Orlandi, il presidente della Consulta ambiente. “In base a quanto dichiarato – dice – ci sarebbe un aumento delle emissioni solo a causa dell’incremento del traffico dei mezzi pesanti, stimato in 14 autobotti al giorno. Per il resto le emissioni delle linee di incenerimento non varierebbero e gli essiccatori verrebbero riscaldati utilizzando esclusivamente il vapore prodotto dall’inceneritore. Come compensazione dell’aumento delle emissioni indotto dal traffico, la ditta propone di sostituire l’attuale sistema di abbattimento degli ossidi di azoto della Linea 2 con un DeNox catalitico, in grado di assicurare performance migliori. Noi come Consulta cercheremo di approfondire le criticità legate all’esercizio del nuovo impianto come le questioni del traffico e dell’impatto odorigeno e acustico. Infine valutiamo il problema di quale sarà, nel complesso, la variazione delle emissioni inquinanti dell’intero sito. In questo momento abbiamo già rilevato alcuni aspetti che secondo noi meritano attenzione, che riguardano le finalità generali del progetto e la sua relazione con obiettivi di interesse pubblico”. Orlandi si riferisce alle conseguenze che la realizzazione dell’impianto di essiccazione avrebbe sull’attuale sistema di gestione dei fanghi nella nostra zona e in Lombardia. “La ditta – prosegue l’ambientalista – presenta questa iniziativa come una alternativa allo spandimento dei fanghi nei campi. Sarebbe corretto, ma occorre prestare attenzione al fatto che si tratta di una mera potenzialità e che, allo stato dei fatti, non esiste nulla a livello normativo e programmatico che limiti lo spandimento nei campi e che obblighi, all’opposto, a smaltire i fanghi con altre tecniche. In pratica, non possiamo in alcun modo attenderci che la realizzazione del progetto di Lomellina Energia comporti automaticamente una diminuzione dei quantitativi di fanghi sparsi sui terreni della Lomellina e in senso più lato della nostra Provincia. Si consideri inoltre che la Lombardia smaltisce il doppio dei fanghi civili che produce (800mila tonnellate annue contro 400mila). Significa che la nostra Regione importa questo rifiuto da altre aree e che possiede già un notevole esubero di capacità di trattamento. In assenza di normative che limitino il traffico di rifiuti speciali tra Regioni, di una precisa programmazione nazionale e regionale, l’impianto rischia di essere solo un ennesimo polo di attrazione di rifiuti di provenienza extra regionale e di incrementare ulteriormente il già significativo surplus di trattamento lombardo”. Lascia anche perplessa la Consulta il paragone, fatto da Lomellina Energia (la società che gestisce il termo) con quanto sta accadendo in Svizzera e in Germania, Paesi in cui la pratica dello spandimento agricolo è stata vietata e in cui è stato reso obbligatorio il mono-incenerimento, con conseguente recupero del fosforo dalle ceneri di combustione. Una sostanza sempre più rara e ricercata. “Il contesto di questi due esempi – conclude Orlandi – è però completamente diverso da quello in cui prenderebbe vita il progetto di Lomellina Energia. A livello normativo in Italia non è previsto alcun vincolo o costrizione che siano lontanamente paragonabili alle drastiche e chiare decisioni assunte in Svizzera e in Germania. In secondo luogo a Parona non è previsto l’incenerimento esclusivo del fango, ma il coincenerimento assieme agli altri rifiuti. Il che è il presupposto indispensabile per poter recuperare il fosforo dalle ceneri, attività invece non prevista nel progetto e che viene presentata soltanto come possibilità non meglio definita per il futuro”. Interviene anche Renato Soffritti, “veterano” della Commissione per il termovalorizzatore, ambientalista storico e consigliere di minoranza in consiglio comunale. “Ho sempre cercato di suggerire soluzioni sostenibili – dice, post riunioni – come quelle che chiede l’Europa, che punta su un’economia circolare che favorisca il riciclo, il recupero e il riutilizzo dei materiali. Invece ho solo saputo di sanzioni e penali da pagare per non avere rispettato le normative che i paesi membri si sono imposti. L’Italia è un paese che non funziona, perché le sanzioni poi le paga il cittadino con le tasse mentre i politici pensano solo a spartirsi le poltrone. Sarebbe stato più logico, coerente e sostenibile fare un impianto di riciclo dei rifiuti anziché incenerirli, questo perché noi non ne abbiamo bisogno. Non ha senso trasportare i rifiuti e i fanghi da una Regione all’altra. Se qualcuno ha fatto leggi stupide che lo consentono si deve cambiarle, perché un impianto dedicato di ridotte dimensione che recupera il fosforo è più utile, meno impattante, e più economico da costruire affianco ad un depuratore. Invece è stupido e nocivo trasportare i fanghi nella regione più umida e inquinata d’Italia. Questa, circondata da una cappa che non disperde gli inquinanti. Io speravo che qualche mente lungimirante arrivasse a capire logiche semplici come queste. Avremmo ridotto anche gli incendi, perché avremmo curato più il territorio che il profitto di pochi”.

Davide Maniaci