Incendio Bertè, venerdì la prima udienza. E il Comune di Mortara chiede un risarcimento “verde”

MILANO - Processo virtuale, ma rinvio reale. Infatti la prima udienza del processo sul rogo alla Eredi Bertè, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì scorso 27 novembre, è stato rinviato a venerdì 4 dicembre. La pandemia mondiale e l’emergenza sanitaria avevano già cancellato lo svolgimento della prima udienza del processo penale che si sarebbe dovuto svolgere il 28 febbraio. La settimana scorsa c’è stato il secondo rinvio. Ma si tratta di una sola settimana. In quella occasione saranno collegati da remoto anche gli avvocati del Comune di Mortara e dell’associazione ambientalista Futuro sostenibile in Lomellina: i due soggetti sono stati riconosciuti parte civile già dal 26 novembre del 2019. “La nostra posizione non cambia – commenta il sindaco Marco Facchinotti – e continueremo a chiedere un risarcimento di tipo ambientale. Abbiamo compiuto questa scelta perché riteniamo molto esigue le possibilità di ottenere un risarcimento economico, che sarebbe anche difficile da quantificare. Per questa ragione la nostra richiesta è quella di avere la piantumazione di qualche area verde pubblica come, ad esempio, quella di parco Martinoli”. Il rinvio a giudizio del legale rappresentante della “Eredi Bertè” è la conseguenza del rogo del 6 settembre del 2017, quando andarono a fuoco circa 15mila tonnellate di rifiuti. Un episodio sul quale la magistratura sta cercando di far luce. Restano ancora da accertare le cause e le responsabilità di un incendio che ha ridotto in cenere plastica, gomme, scarti edili, legno, inerti. Una vera montagna di rudo che si è andata acculando nel corso del tempo. Prima del rogo del 2017 la catasta aveva raggiunto proporzioni enormi, con quantitativi ben superiori rispetto a quanto regolarmente autorizzato. In via Fermi era stato ammassato quintali di rifiuti, in quantità doppia rispetto al consentito. Inoltre l’area di raccolta è risultata essere sprovvista di un impianto antincendio a norma. I materiali erano stoccati senza un’adeguata separazione per tipologia. Intanto, a tre anni dell’incendio, della bonifica dell’area non c’è neanche l’ombra. E’ fuori discussione che la bonifica possa contare su risorse provenienti dai rapporti assicurativi della ditta. L’indisponibilità della compagnia assicurativa è emersa nitidamente proprio nel procedimento nei confronti del titolare della società. Quindi, saranno i cittadini, attraverso le tasse pagate alla Regione, che pagheranno la tanto attesa bonifica. Eppure nel settembre del 2019 era stato persino promosso un tavolo tecnico permanente, voluto dalle istituzioni, per valutare i possibili interventi pubblici e per monitorare costantemente la situazione. Ma non solo: Regione, Provincia, Comune e Arpa e il liquidatore fallimentare della ditta si erano incontrati, oltre un anno fa ormai, con la promessa di approfondire gli aspetti legati alla bonifica dell’area dell’azienda dichiarata nel 2019. L’ultimo appello a “fare presto” risale al febbraio 2020. In quell’occasione fu l’onorevole Marco Maggioni a prendere carta e penna per scrivere al Prefetto Prefetto di Pavia. Poi più nulla.

Luca Degrandi