In campagna ritorna la puzza dei fanghi: il caso finisce su Report

Da oltre un mese si parla solo di virus e quarantena, ma questi giorni si ricorderanno anche come i “puzza day”. Perché anche restare chiusi in casa non salva le narici dall’assalto dai peggiori odori che saturano l’aria. Lo smaltimento dei fanghi nelle campagne lomelline non si ferma. La puzza nemmeno. Tanto che anche anche la nota trasmissione televisiva “Report”, in onda lunedì scorso sulla terza rete Rai, ha dedicato un interessante servizio sullo smaltimento del “rudo” nei campi coltivati. L’emergenza sanitaria non ferma il business dello smaltimento. Se si guarda la mappa sulla densità di emissioni dell’ammoniaca, è stato spiegato nell’inchiesta televisiva, esisterebbe anche una correlazione tra gli spandimenti e l’aumento del Pm10 in pianura Padana. Solo pochi giorni fa la Società italiana medicina ambientale ipotizza che il Pm10 abbia aiutato la diffusione del Coronavirus in Pianura Padana. In ogni caso è meglio chiarire subito che i fanghi sono rifiuti. Niente altro che un “problema” da smaltire. Ora il sistema più usato in Lomellina sotto forma di dispersione nei terreni agricoli. Dall’anno prossimi si aggiungerà anche l’incenerimento dei fanghi presso il termodistruttore di Parona. Insomma la Lomellina continua, nonostante tutto, emergenza o no, virus o no, ad essere la pattumiera della Lombardia. In questo contesto i controlli sono praticamente assenti. Arpa non è dotata di sufficiente personale per effettuar una sorveglianza adeguata in un territorio dove operano 13 impianti di trattamento e smaltimento fanghi. La situazione locale è stata paragonata da un autorevole ricercatore del Cnr alla “terra dei fuochi”. Se le cose stanno così, allora è sbagliato separare la condizione di salute dell’uomo dalle condizioni dell’ambiente in cui esso vive. Un ambiente malato porta a cittadini con più problemi di salute. Infine, per quanto riguarda i dati riportati dalla Provincia, è significativo sottolineare come il 53,1 per cento dei fanghi trattati negli impianti pavesi arriva da fuori regione, il 44,9 per cento dalla Regione e solo il 5,6 per cento è frutto dalle produzione provinciale.

Luca Degrandi