“Il premier Conte uccide il Commercio”: Gigi Granelli boccia la chiusura delle 18

Dal “Governo che uccide il commercio” alle difficoltà a far ripartire, almeno parzialmente, lo sport. Un Luigi Granelli (nella foto) scatenato vuota il sacco e dice tutto quello che pensa su virus, Giuseppe Conte e movida. Uno sfogo che arriva dopo una serie infinita di decreti sfornati a raffica che ordinano, consigliano e suggeriscono caldamente. E come in tutte le guerre, anche quelle contro il virus provoca i cosiddetti effetti collaterali. Sotto il fuoco amico rischia di cadere parte del tessuto sociale e produttivo. Ad essere colpiti maggiormente, dopo l’entrata in vigore da lunedì scorso del nuovo Dpcm, sono baristi e ristoratori. Per loro c’è l’obbligo di serrata a partire dalla 18. Una limitazione che taglia le gambe ad un settore già fortemente messo in crisi dagli effetti della pandemia. Intanto in tutti questi mesi poco o nulla è stato fatto sul fronte della sicurezza nelle fabbriche, per ridurre il sovraffollamento sui mezzi pubblici e per il potenziamento della sanità territoriale. Invece ha subire gli effetti delle nuove pesanti limitazioni sono gli operatoti che hanno fatto di tutto per ottemperare alle norme anti contagio. Una contraddizione che manda su tutte le furie l’assessore al commercio Luigi Granelli. “Se i precedenti decreti del Presidente del consiglio – afferma Granelli – erano in qualche modo comprensibili, in questo caso non vedo alcuna logica ed efficacia pratica. Anzi, questo decreto uccide il commercio. Sembra quasi che prima delle 18 il virus non circoli affatto, per poi infettare le persone solo all’ora dell’aperitivo. Ma questo è solo uno degli aspetti contraddittori. Infatti il Governo sta penalizzando quelle categorie che in questi mesi, dopo la chiusura totale, si sono attrezzati per garantire la massima sicurezza ai clienti. Baristi e ristoratori hanno speso migliaia di euro per sanificare i locali, per predisporre gli igienizzanti per i clienti, per installare barriere di plexiglas, per ridurre i posti a sedere. Poi nei locali è sempre stata misurata la febbre ai clienti e annotato il loro numero di telefono. Improvvisamente tutto ciò sembra essere inutile, quasi uno scherzo del Governo ai danni dei commercianti. Intanto i mezzi pubblici continuano a viaggiare con la capienza dell’80 per cento”. Alcune scene della movida milanese restano però emblematiche. Non in tutti i locali clienti e titolari hanno rispettato le norme anti Covid.

“Ecco perché – aggiunge Luigi Granelli - i controlli vanno fatti con frequenza, serietà e severità. Aggiungo però che un conto è il tipo di assembramento che si può creare sui navigli. Ben altra cosa è quello che succede in una città come Mortara. Sarebbe stato più logico imporre la chiusura alle 18 di bar e ristoranti nelle città metropolitane e non nei piccoli centri”. Il Governo ha una priorità. Prima la salute pubblica. La tutela delle persone più fragili e a rischi ha la precedenza su tutto. Poi si vedrà come riparare ai danni subiti dall’economia. “Per ora, su questo fronte, non si sa nulla – continua l’assessore – e quello che è stato dato a lavoratori dipendenti e liberi professionisti è veramente poco. Mi auguro che da Roma arrivino risarcimenti adeguati e non solo delle briciole simili all’elemosina. Il Comune cercherà di fare la sua parte, ma anche in municipio facciamo i conti con risorse molto limitate. E’ stato molto difficile trovare le risorse per lo sconto sulla tassa rifiuti da riconoscere per il periodo del lockdown. Ora ci riuniremo in giunta per studiare nuovi aiuti. Ma è dal Governo che devono arrivare i soldi!”. Il commercio non è il solo settore paralizzato. Anche gran parte delle attività sportive sono ferme. Gli impianti pubblici restano fermi.

“Ci prendiamo ancora una settimana per capire cosa sarà possibile fare – assicura l’assessore allo sport – anche se è molto difficile consentire l’avvio di qualche attività. Ci sono troppo limitazioni e prescrizioni. Anche in questo settore ci sono persone che lavorano e si mantengono grazie allo sport. Penso agli allenatori di professione, agli istruttori di attività motorie e ai titolari delle palestre. Per loro questa è un’altra mazzata”.

Luca Degrandi