Il “pellegrinaggio ambientale”: a due ruote sulla Via Francigena raccoglie la plastica abbandonata

La sensibilizzazione sulle tematiche ambientali può essere fatta anche dalle persone comuni. Lo dimostra Myra Stals, donna torinese di origini olandesi, che con grande forza di volontà, un enorme sforzo e un’immensa voglia di fare, viaggia per l’Europa in sella alla sua bici cargo. Ogni volta che trova un rifiuto di plastica lungo la strada si ferma, lo raccoglie, lo deposita nel cassone posto davanti al suo veicolo e a fine giornata, là dove arriva, smaltisce correttamente i rifiuti. Il progetto dell’ambientalista torinese si chiama Cycle 2 Recycle, e la scorsa domenica 5 luglio ha fatto tappa a Mortara. L’ambizioso obiettivo di Myra, adesso, è infatti quello di “ripulire” la via Francigena. L’escursione, pianificata su 100 giorni, è iniziata sabato 4 luglio, con partenza da Torino e tappa fino a Vercelli. Domenica, invece, è stata la volta della tratta Vercelli-Pavia. A metà giornata, Myra è arrivata a Mortara con due amici che viaggiavano con lei, e si è fermata qui a pranzo, ospitata gentilmente presso il Bed and Breakfast di Brigitte Hoffmann in via Marzotto. “Lo scopo principale del mio progetto – spiega Myra – non è tanto quello di ripulire completamente le strade, ma più che altro far vedere alle persone tutta la sporcizia e i rifiuti presenti nelle loro zone per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che ci dovrebbe interessare sempre di più: la tutela dell’ambiente”. E purtroppo, arriva la conferma anche da Torino: la Lomellina è davvero parecchio sporca. Basta fare un confronto tra la quantità di rifiuti raccolti dalla giovane ambientalista lo scorso sabato e la quantità raccolta invece domenica. “Nella tratta Torino-Vercelli, gli scarti di plastica nel mio cassone pesavano circa 1 kg a fine giornata. Domenica, sulla strada da Vercelli a Pavia, ho raggiunto 1 kg già a metà giornata, prima della sosta a Mortara. Purtroppo ho trovato così tanti rifiuti che sarebbe stato impossibile prendere tutto. Erano molti di più di quanto umanamente sarei riuscita ad accumulare nel cassone e, oltre a questo, qui in zona dove ci sono argini sopraelevati è difficile raccogliere la plastica finita nelle risaie”. 1 kg di plastica, secondo i calcoli fatti dall’ambientalista, equivale a circa 4300 bottigliette in totale: una cifra da capogiro. La stragrande maggioranza dei rifiuti in plastica consiste, infatti, proprio di bottiglie abbandonate da chi cammina oppure lanciate in strada con noncuranza dagli automobilisti. “Domenica tra Vercelli a Mortara – afferma Myra – ho trovato addirittura un copri cerchione, alcune cassette della frutta, barattoli di vernice e tubi abbandonati. Naturalmente lungo la strada c’erano anche tantissime lattine e pacchi vuoti di sigarette abbandonati. Mi dispiace aver visto tutto questo degrado e non aver potuto fare nulla, ma io raccolgo soltanto la plastica monouso perché si tratta di un materiale indistruttibile, che rimane in natura e crea danni per milioni di anni. Alcune bottiglie domenica cadevano letteralmente a pezzi, si stavano disintegrando, ed erano lì da chissà quanti anni. L’unica soluzione sarebbe quella di ridurre i nostri consumi”. Ogni giorno, a fine tappa, Myra trova sempre un modo per buttare via tutta la plastica raccolta per strada. A Vercelli è stato facile, perché in strada ci sono ancora i cassonetti pubblici per la raccolta differenziata. Ma se avesse terminato la giornata qui a Mortara, città senza piazzola ecologica e con la raccolta differenziata porta a porta solo in determinati giorni, che cosa avrebbe potuto fare? “Valuto questo aspetto – spiega l’ambientalista torinese – di giorno in giorno, però in effetti mi ritrovo spesso ad avere già il cassone pieno a metà giornata”. Il viaggio di Myra Stals continua, con l’obiettivo di pulire tutta Italia. “Percorrerò anche la via Francigena del Sud – afferma – e arriverò fino a Santa Maria di Leuca. Dopo non tornerò subito indietro, ma mi recherò in Sicilia, dove farò un giro lungo tutta la costa dell’isola”. Questo viaggio è il secondo che Myra compie in bici cargo. “Il progetto Cycle 2 Recycle – rivela – è nato nella primavera dell’anno scorso. Avevo già fatto due viaggi in bicicletta normale nel 2016 e nel 2018, e la quantità di plastica che avevo visto lungo il percorso mi aveva profondamente sconvolta. La visione di un drammatico documentario sul tema mi ha spinto infine ad agire, e mi sono chiesta: perché non andare in bici, e al tempo stesso raccogliere la plastica”. L’anno scorso, nel suo primo viaggio, l’ambientalista era partita da Torino alla volta del profondo Nord: tra le tappe il Gran San Bernardo, la Svizzera, la Germania e il fiume Mosella. Di ritorno, il Passo dello Spluga e il Lago di Como. In totale, 43 kg di rifiuti raccolti. “Prima o poi – conclude Myra – viaggerò anche in altri paesi europei. In questo momento, voglio fare qualcosa per aiutare chi ha avuto difficoltà nella pandemia. Il ricavato della raccolta fondi per la mia gita di 100 giorni andrà a sostegno del banco alimentare”.

Massimiliano Farrell