Il mortarese con la passione per il “sol levante”: Ottuzzi diventa sommelier del sake

Da Tokyo a Mortara è un attimo. Soprattutto se a muovere i passi è la passione. Così da cinque anni Simone Ottuzzi, alias Omotenashi Anime, porta il suo amore per il Giappone e gli anime, i tipici cartoni animati giapponesi come Gundam, Goldrake e Jeeg robot d’acciaio, su YouTube. E organizzando anche frequenti gite verso la terra del Sol levante. Quest’anno si aggiunge anche la chicca gastronomica, perché Simone Ottuzzi ha ricevuto dalla Sake Sommelier Association con sede a Londra l’attestato di Sommelier del Sake, la tipica bevanda giapponese ottenuta dalla fermentazione del riso.

“Il mio obiettivo – spiega – è quello di affrontare seriamente le questioni legate al mondo degli anime in Italia. Il mio canale non è grandissimo ma è molto apprezzato dal pubblico e dai partner commerciali. Questa mia iniziativa nei confronti del sake, impegnarmi per diventarne sommelier, nasce proprio dallo stesso mondo degli anime. Quante volte si sente nei vari episodi delle diverse serie dire ‘Kanpai, Kanpai’ per brindare con del buon sake. Così ho iniziato il mio percorso rivolgendomi a Lorenzo Ferraboschi, bravissimo e competentissimo educator del mondo sake. Ho fatto da lui i corsi della Sake Sommelier Association”.

Un lungo mese di studi e fatiche ha portato infine Simone Ottuzzi, attualmente residente a Cilavegna, ma cresciuto a Mortara e con Mortara nel cuore, a ottenere l’agognata certificazione. L’esame è stato parecchio complesso, non pochi non sono riusciti a superare l’ostacolo. Ma lui ce l’ha fatta al primo tentativo. “Sono cento domande a cui rispondere in sessanta minuti oltre la fase di assaggio, che per motivi sanitari abbiamo dovuto fare in casa secondo precisi protocolli. Superato il test e finalmente diventato sommelier ho deciso subito di mettermi in gioco. Lo scorso 20 giugno si è tenuta per la seconda volta in Italia la Milano Sake Challenge presso il Nhow Hotel di via Tortona. Un evento molto grande che ha visto la partecipazione di circa 450 etichette di 200 produttori diversi. Quasi il doppio rispetto al primo evento tenuto prima della pandemia. Io ero tra i giudici di gara. L’obiettivo della manifestazione era ricercare il miglior sake che si adattasse al palato degli italiani. L’assaggio era a cieco, dovevamo valutare secondo precisi parametri e infine fare dei confronti con diversi prodotti italiani come il prosciutto di san Daniele o il grana padano. È stata una giornata molto pesante in cui abbiamo dovuto lavorare dalle 9 alle 18”. Le ambizioni con la bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso non finiscono qua. Simone Ottuzzi vuole infatti divulgare questa sua passione anche ai mortaresi. Per la Sagra del salame d’oca vorrebbe proporre insieme a Davide Palestro degli abbinamenti con prodotti e piatti a base d’oca per far comprendere le tante potenzialità di questa bevanda. “Non si tratta – continua – come purtroppo si è diffusa la vulgata in Italia, di una bevanda che va bevuta esclusivamente calda a fine pasto dopo aver mangiato vagonate di sushi o sashimi. È una bevanda da pasteggio che ha le sue modalità di servizio e i suoi abbinamenti specifici, data la sua ricchezza sensoriale e aromatica. Di norma la regola aurea è: pasto caldo sake caldo, pasto freddo sake freddo. Nessuno vieta le eccezioni, ma se dobbiamo ricondurci a un protocollo standard di servizio sarebbe questo. Tra l’altro, nonostante forse le eccessive sottigliezze, va sottolineato che il sake caldo può essere servito con quattro temperature diverse che vanno dai 30°C ai 40°C”. Se si volesse essere precisi sarebbe improprio chiamare il sake sake. Più corretto sarebbe dire Nihon-Shu, cioè alcol giapponese. “Infatti – sottolinea Simone Ottuzzi – sake in giapponese significa alcol. Anche la birra, il gin o la vodka ad esempio sono sake. Solitamente si usa il termine per riferirsi alla bevanda alcolica più bevuta in una determinata area geografica. Per esempio, la birra in Germania sarebbe sake o il whisky in Irlanda sarebbe sake. Ma ormai si è diffuso questo termine per indicare il la bevanda fermentata a base di riso e così si continuerà senza fraintendimenti a chiamarla”. Quello che Simone Ottuzzi sta ottenendo, per il mondo di nicchia a cui si riferisce sono piccoli ma soddisfacenti traguardi e soddisfazioni. La sua passione, che si manifesta in un canale YouTube molto attivo, con almeno tre live a settimana e altri svariati contenuti, i suoi contatti nel mondo del food e del sake del Sol levante gli aprono tante possibilità interessanti. “Sapere di poter diffondere ai miei followers su YouTube – conclude – dei codici sconto di aziende come la Sake Company, il più grande importatore della bevanda in Italia che ha finanziato per la maggior parte l’evento milanese, significa che sto lavorando bene e che il mio lavoro è riconosciuto dalla gente del settore. Ai miei followers fornisco anche un codice sconto per Sushi Italia dove si possono trovare i migliori prodotti alimentari giapponesi. Sono gratificato da questi pur piccoli successi ma che significano molto per me. Anche i viaggi che organizzo per il Giappone sono sempre molto apprezzati. In un futuro la mia passione potrebbe diventare una sorta di secondo lavoro”.

Vittorio Orsina