Il lockdown non vale per il crimine: ladri acrobati saccheggiano due appartamenti in via Asiago

MORTARA – Due colpi in rapida successione. Due furti in appartamento compiuti da ladri “acrobati” che, con estrema probabilità, hanno messo a segno entrambi gli episodi criminali. Con le medesime modalità e più o meno lo stesso bottino. Il che fa pensare che ci sia la stessa mano dietro ai due furti in appartamento avvenuti lo scorso sabato, entrambi tra le 19 e 15 e le 21 e 15, in via Asiago. Quattrocento euro in contanti, due joystick originali della Play Station (70 euro cadauno da listino), un giubbotto e uno smanicato di marca famosa e due paia di scarpe di altrettanti costosi marchi, oltre a una cintura, è stato il bottino arraffato in una manciata di minuti durante il secondo dei due colpi dei classici “topi d’appartamento” in versione natalizia avvenuto nell’appartamento al secondo piano. Vittima un giovane mortarese, Edoardo Ferrandi, 27enne barista, che il destino beffardo ha scelto di collocare al centro del copione del furto, nello sfortunato ruolo di vittima. Non si trovava in casa al momento della visita indesiderata, bensì al lavoro. Anzi, al primo giorno di lavoro dopo il secondo lockdown. Una beffa nella beffa. “Lavoro in un bar a Mortara – racconta Edoardo Ferrandi – ma il mio turno abituale è quello serale, quindi dallo scorso 20 ottobre, con la chiusura dei locali alle 18, non ho praticamente lavorato. E anche la cassaintegrazione arriva, ma poca. E a singhiozzi. Proprio sabato ero tornato alla mia abituale occupazione, in un turno anticipato rispetto al mio, vista l’apertura speciale del bar al sabato, un giorno in cui nel periodo ante-Covid si apriva soltanto alla sera. Al mio ritorno a casa, dopo aver completato le pulizie a seguito della chiusura del bar, appena entrato nell’appartamento ho subito capito che qualcuno vi aveva fatto irruzione”. Vestiti dappertutto, cassetti aperti e, soprattutto, molti oggetti che mancavano all’appello, provento del furto messo a segno dai ladri che si sono arrampicati dal pluviale e hanno fatto irruzione dell’appartamento forzando la finestra della cucina. Lo stesso canovaccio che ha interessato Luca Lovati, residente sempre in via Asiago, in un appartamento al terzo piano di un condominio proprio di fronte. Ma con l’agghiacciante particolare che lui, i ladri, se li è praticamente trovati di fronte. Probabilmente si trattava del primo dei due colpi messi a segno. “Erano circa le 19 e 15 di sabato – ricorda Luca Lovati – e io e la mia fidanzata stavamo facendo ritorno a casa dopo la spesa in un supermercato di Vigevano. Ma appena infilata la chiave di casa nella serratura, mi sono reso conto che un’altra chiave era inserita dall’altra parte. In più il chiavistello era stato serrato dall’interno”. I ladri, infatti, dopo essersi introdotti nell’appartamento arrampicandosi lungo la grondaia, e dopo aver forzato i serramenti della sala, si erano asserragliati in casa chiudendo il chiavistello e inserendo le chiavi di scorta. Così da poter effettuare il colpo in tutta tranquillità, salvo poi darsi alla macchia non appena hanno sentito il proprietario rincasare. “Hanno frugato dappertutto – prosegue la vittima – aprendo addirittura le confezioni delle medicine. Hanno arraffato tre giubbotti di marca, di cui uno perso durante la loro fuga precipitosa sul balcone, oltre a un orologio che al massimo potrà valere cinquanta euro. L’avranno portato via solo perché è dorato. E un paio di occhiali da sole. Ma la cosa più incredibile è che hanno puntato anche alla cassaforte, che non ho mai utilizzato ed è perfettamente in vista. C’era già quando mi sono trasferito qui e forse nemmeno era chiusa. L’hanno comunque tagliata con un flessibile portatile”. Ma all’interno non c’era nulla. Piuttosto appoggiato su un comodino si trovava un trapano professionale di un certo valore, ma che non è stato minimamente considerato dai balordi. “Aldilà dei giubbotti e di poco altro – conclude Luca Lovati – quello che più angoscia è il fatto che mai avrei pensato di subire un furto al terzo piano”. Ciò che fa più ribrezzo, in realtà, ed è la sensazione di entrambe le vittime, è di aver subìto una violazione dell’intimità, dei luoghi più personali della vita privata. Di quelli più difficili da ripulire, anche qualora venissero trovati i loro profanatori.

Riccardo Carena