Il “lockdown” ha bloccato anche il crimine. Il colonnello Barbieri: “Reati in calo del 58%”

VIGEVANO – L’epidemia non ha ridotto soltanto la ricchezza delle persone e la speranza per il futuro, ma anche i reati. Il tasso è calato del 58 per cento. Il report è di Emanuele Barbieri (nella foto), tenente colonnello della compagnia di Vigevano che comprende anche gran parte della Lomellina, come le stazioni di Mortara, Garlasco, Robbio, Candia, Gambolò, Gravellona, San Giorgio, Gropello, Zeme e Sartirana. Barbieri era ospite nella conferenza online di martedì scorso organizzata dal Rotary Mede Vigevano sulla piattaforma Zoom, dal titolo eloquente. “Gli effetti del lockdown sulle relazioni sociali”. “In questo 58 per cento in meno dei reati – ha illustrato Barbieri – contiamo meno danneggiamenti, meno rapine, meno furti in abitazione per via della presenza fissa dei proprietari. Lo spaccio di droga, soprattutto cocaina, è rimasto invariato. Questi dati si riferiscono al periodo dal 9 marzo al 3 maggio. Sono aumentate le truffe online: la gente era di più al pc, spesso il computer era l’unico modo per comunicare ed è aumentato il tempo libero, che ha spinto molti a navigare su internet in modo non troppo sicuro. Purtroppo si sono alzati anche i casi di violenza domestica. La convivenza forzata ha dato più possibilità di far emergere le varie incomprensioni. Ci aspettavamo più rapine a farmacie e supermercati, i soldi giravano soprattutto in quei contesti. Ma grazie alla massiccia presenza delle forze dell’ordine per garantire il rispetto dei decreti il pericolo è stato scongiurato”. Il terrore di Barbieri era un incremento dei suicidi. Per fortuna questa statistica cupa non si è alzata. I carabinieri non abbassano la guardia. Il tenente colonnello specifica come “il disagio potrebbe emergere nei mesi prossimi, per questo stiamo in allerta”. Un lavoro, quello dei militari lomellini, che anche in questi mesi di epidemia e di cambiamenti si è svolto soprattutto sul territorio. Molti anziani, come ha testimoniato Barbieri, non hanno accettato facilmente la “relegazione” in casa. Farglielo capire è stato piuttosto difficile. “Alcuni – prosegue il graduato – andavano a fare la spesa 5 volte al giorno giusto per il bisogno di uscire, con l’ineluttabilità del “se deve succedere succede, ho vissuto già la mia vita”. Soprattutto nel primo mese abbiamo cercato di essere meno repressivi e più convincenti, di dare un supporto spiegando, con pazienza, provando a punire il meno possibile. Penso che sia mancata nella gente la visione di quel che accadeva negli ospedali. Io ho visto, era terribile, pieno di ammalati. Forse l’atteggiamento sarebbe stato meno spavaldo”. Anche i carabinieri sono uomini e donne con le loro paure e le loro debolezze: non è sempre facile dare sicurezza alla gente. Una stazione del territorio – ma Barbieri non ha specificato quale – era stata chiusa per un certo periodo, col comandante positivo al Covid così come la moglie e i figli. “Abbiamo scoperto – ha concluso il tenente colonnello – di essere ancora più coesi e uniti sotto il nome della Benemerita. Anche a tarda sera sono stato costretto a stare lontano dalla mia famiglia per comunicare coi familiari ammalati. Ma è il mio dovere”. Un discorso che non poteva non comprendere anche il ricordo, commosso, del brigadiere Calogero Anastasi, in servizio a Vigevano, portato via proprio dal Coronavirus a maggio.