Il gioco della guerra non è solo un... gioco: l’airsoft di Prometheus tra storia e strategia

MORTARA - “Dateci uno spazio”. Da tre anni, cioè da quando esiste, l’associazione sportiva dilettantistica Prometheus (nella foto) deve contare sul buon cuore di chi la ospita, nonostante sia tesserata al Csen. Nessuno a cui hanno chiesto una sede, che sono disposti anche a pagare come affitto (di questi tempi non è scontato) li ha mai degnati di una risposta. La loro è la guerra simulata, l’airsoft. Ma non si tratta solo di persone “che giocano a fare i soldati e si sparano pallini per finta”. Dietro c’è molto di più. Lo spiega il presidente Samuel Casera, mortarese. “L’airsoft, uno sport in ascesa – dice Casera – rievoca periodi storici con le strategie, le divise. I nostri 8 tesserati, di cui un ragazzo che da Novi Ligure sceglie di venire a Mortara, sono liberi di scegliere le divise più adatte, di recitare un ruolo, di affidare la propria strategia in modo assolutamente non violento. Il plotone di ricognizione leggera è liberamente ispirato ai paracaduisti della 101st Airborne. Partecipa a simulazioni tattiche e addestramenti continui. Lo scopo è rendere ogni operatore autosufficiente nelle conoscenze basilari dello sport e nell’auto consapevolezza di far parte di un gruppo unito”. Anche il nome, Prometheus, non è casuale: esattamente come il mito greco dell’uomo che osò rubare il fuoco a Zeus, rappresenta la rivincita contro la divinità. “Quello che noi cerchiamo, e mi sembra ragionevole – prosegue Casera, 24 anni – è un prato per poter rievocare periodi storici e fare “la guerra simulata”, anche se detto così sembra riduttivo. Riteniamo di avere la possibilità e la voglia di emergere, di trovare il proprio spazio per le proprie attività nonostante siamo una piccola realtà sportiva. Per ora siamo ospiti di associazioni, o prendiamo in affitto fabbriche abbandonate. Concederci uno spazio fisso, che siamo disposti a pagare, permetterebbe anche alla città di Mortara di riqualificare edifici o luoghi in disuso, magari extraurbani, e di portare movimento. Abbiamo bisogno della nostra indipendenza per crescere dal punto di vista sportivo e di squadra, di un luogo dove recarci liberamente senza chiedere “permesso” o le chiavi a qualcun altro, in tutta sicurezza”. Finora da Mortara, nonostante qualche colloquio, non è arrivata nessuna risposta e neanche approfondimenti. Anche la mail inviata al Comune di Parona è ancora lettera morta. Eppure la richiesta è semplice: fateci divertire, non facciamo nulla di male, potremmo arricchire un territorio che via via perde di attrattiva.

Davide Maniaci