Il Consiglio di Stato dà ragione a Facchinotti: stop alla produzione dei fanghi a Mortara

L’effetto della sentenza del Consiglio di Stato è immediata: la ditta fanghi di Mortara, già da questa settimana, ha dovuto cessare la sua attività. Si tratta di una vittoria quasi insperata: il Tribunale, con sentenza di lunedì 12 ottobre, ha accolto il ricorso promosso dal Comune di Mortara e annullato l’autorizzazione all’avvio dei lavori, rilasciato della Provincia, alla ditta Agrorisorse (ex EcoTrass). Niente camion, niente fanghi e niente spargimenti nei campi degli ammendanti prodotti a Mortara. In altre parole è la vittoria voluta e sognata già dal 2014, anno in cui amministrazione comunale e ambientalisti hanno iniziato questo lungo e duro braccio di ferro con i promotori dell’impianto. “Dopo anni di battaglie la sentenza del Consiglio di Stato – spiega il sindaco Marco Facchinotti (nella foto) - ha reso giustizia sull’insediamento della ditta che produce fanghi a Mortara. Abbiamo protestato sin dal primo momento. É stato un lavoro estenuante. Ho presenziato personalmente a ogni conferenza dei servizi, non mancando alcun appuntamento istituzionale o di piazza. L’amministrazione ha investito tempo e denaro. Abbiamo sostenuto le spese legali nella convinzione di usare le risorse pubbliche per il bene della comunità e per la tutela dei cittadini. Insomma, abbiamo battagliato senza sosta, anche quando la ditta realizzava l’impianto e otteneva dalla Provincia l’autorizzazione a dare l’avvio alle sue attività. Non ci siamo arresi neanche in quel momento. Fino a questa sentenza del Consiglio di Stato che, devo dire, rappresenta un esito quasi insperato. E per questo ancora più bello. Soprattutto perché abbiamo tenacemente proseguito sull’unica strada che poteva portare ad un risultato concreto. La via istituzionale, quella delle leggi e dell’appello al rispetto delle norme. In questo lungo percorso, durato sette anni, molti hanno preso posizione, hanno rilasciato dichiarazioni. Purtroppo alcuni hanno usato il pretesto della battaglia contro la ditta fanghi per attaccare l’amministrazione e la figura del sindaco. Mi hanno accusato di essere immobile, di non fare abbastanza, di non battermi per la tutela della salute e dell’ambiente. Ho incassato tutte queste accuse ingiuste e false, ma ora posso permettermi di togliermi qualche sassolino dalla scarpa”. La prima delibera della giunta mortarese con parere contrario all’insediamento della ditta fanghi risale infatti al 10 febbraio 2014. Poi si sono seguite 3 delibere e 4 conferenze dei servizi. In queste occasioni è sempre stata ribadito il “no” di Mortara alla realizzazione dell’impianto. E’ anche mancata la collaborazione di moltissimi sindaci dei Comuni limitrofi. “Ora la struttura – continua Marco Facchinotti – è da considerarsi a tutti gli effetti abusiva perché sono state annullate tutte le autorizzazioni precedentemente rilasciate. Pensare che ora l’impianto possa essere addirittura demolito è comunque, anche se remota, una possibilità. Per me sarebbe quasi un sogno vedere le ruspe. In ogni caso nei prossimi giorni valuteremo se e come compiere ulteriori passi legali. Nulla si può escludere”. Anche la ditta dovrà fare delle scelte. Potrebbe rivolgersi di nuovo alla Provincia per far ripartire l’iter autorizzativo. Proprio la mancanza della Valutazione integrata ambientale legata all’uso dei gessi di defecazione è una delle cause della bocciatura sancita del Consiglio di Stato. “Il fatto che l’attività della ditta sia stata interrotta – aggiunge il sindaco – non significa che da domani non sentiremo più cattivi odori in campagna. Il problema dello smaltimento dei fanghi nei campi coltivati resta. C’è anche una forte responsabilità degli agricoltori compiacenti. Manca anche una normativa adeguata sull’uso dei gessi di defecazione e auspico l’introduzione del marchio che contraddistingua il riso prodotto senza l’uso di questi ammendanti. Ma in questo caso era importante far valere la volontà del sindaco, della giunta e dei cittadini che non volevano sul territorio comunale questo tipo di attività. Non abbiamo certo rovinato un’economia virtuosa o distrutto una fabbrica con migliaia di lavoratori. I camionisti continueranno il loro lavoro viaggiando verso i molti altri impianti già presenti sul territorio, mentre i pochi addetti della ditta saranno ricollocati negli altri impianti del gruppo”.

Luca Degrandi