Il Comune e la Provincia vanno a bisticciare al Tar per la ditta Agrorisorse

Il “caso fanghi” ha acceso lo scontro tra comune di Mortara e provincia di Pavia, che ora si ritrovano uno contro l’altra davanti ad un giudice. Sarà infatti il tribunale a decidere chi ha ragione tra il sindaco Marco Facchinoti, che si è opposto al via libera all’impianto di smaltimento fanghi a Mortara attraverso un nuovo ricorso al Tar, e la Provincia. L’ente guidato da Vittorio Poma non ne vuole sapere di fare marcia indietro e, nei giorni scorsi, ha dato mandato ai suoi avvocati di opporsi al ricorso promosso da Mortara. Nonostante la contrarietà di Comuni, associazioni e comitati, la Provincia aveva concesso nel dicembre 2019 il nulla osta ad Agrorisorse, la società che da allora sta operando presso il nuovo stabilimento sorto in area Cipal. L’ente di piazza Italia è convinto che tutte le autorizzazioni rilasciate siano in perfetta regola. Così sono giunti allo scontro davanti al Tribunale amministrativo. Però la battaglia tra enti pubblici non può essere archiviata come l’ennesima assurdità prodotta dalla politica e dalla burocrazia. Tra i due litiganti ad uscirne sconfitta sarà la volontà dei cittadini. Infatti la grande maggioranza dei mortaresi da anni dice “no” all’insediamento dell’ennesima ditta del rudo sul territorio lomellino. Lo hanno detto anche associazioni, comitati spontanei, ambientalisti, medici, agricoltori. La Provincia non ci sente proprio: tutti i progetti, le norme e le prescrizioni, sostiene, sono in regola. “Avevamo già chiesto alla Provincia di stoppare in autotutela ogni autorizzazione – commenta il sindaco Marco Facchinotti – ma non abbiano ottenuto risposte. Così abbiamo fatto un passo ulteriore e ci siamo rivolti al Tar contro l’ultimo atto della Provincia che dava il via libera all’inizio del lavoro della ditta”. Solo per questo ultimo capitolo della battaglia legale il Comune di Mortara ha stanziato 11mila euro di spese legali. La Provincia, per opporsi al ricorso al Tar di Mortara ha appena messo sul piatto oltre 6mila euro. L’intera vicenda vede la sua origine nel 2013, quando la ditta fanghi, che allora si chiamava EcoTrass ha acquistato un terreno a Mortara per la realizzazione del suo impianto di trattamento. In questi sette anni gli enti locali si sono dimostrati impotenti di fronte agli interessi economici. Anche la normativa, nazionale e regionale, non ha fatto passi in avanti. Così il territorio lomellino continua a rimanere terra di conquista per chi cerca voti e poi si dimentica del territorio. L’elenco delle promesse fatte, ma poi mai mantenute, da parte del mondo della politica in tema di rifiuti e ambiente è molto nutrito. Anche le legittime richieste di cittadini e associazioni in tema di maggiori controlli non hanno ancora avuto un riscontro nei fatti. Dove è finita, ad esempio, la giusta idea di aggiungere sulle confezioni del riso e degli altri prodotti delle terra la denominazione “coltivati senza fanghi”? Un’iniziativa a costo zero e, in fin dei conti, più facile da introdurre rispetto ad una revisione, che pure ci vorrebbe, della normativa nazionale in tema di fanghi e rifiuti. Alle esasperate segnalazioni dei cittadini non è più accettabile sentirsi rispondere che si tratta semplicemente di cattivo odore.