Il Clir resta a galla se i Comuni pagano di più, dal Cipal la ricetta per il nuovo piano aziendale

La mazzata è servita: la tariffa rifiuti segna un aumento del 18 per cento. E proprio su questa presa d’atto, primo punto all’ordine del giorno dell’assemblea Clir che si è svolta lunedì sera alle 18 presso l’auditorium città di Mortara, si è acceso un dibattito furibondo. I sindaci presenti all’incontro si sono divisi. A volte mettendosi su posizioni di aperta contrapposizione. Una vera e propria bagarre che ha scaldato gli animi dei presenti come mai, prima d’ora, era accaduto. Tanto che ora altri sei Comuni minacciano di abbandonare il consorzio sbattendo la porta. L’aumento della tariffa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tra i più agguerriti Gambolò, Velezzo, Palestro, Alagna, Mezzana Bigli e Cergnago. Insomma, il futuro del Consorzio è ancora in bilico. I conti sono in rosso e i sacrifici richiesti ai soci restano molti. Eppure è questo il momento in cui gli amministratori pubblici dovrebbero dimostrare tutto il senso di responsabilità necessario. C’è ancora tempo per rimettere la macchina in carreggiata, ma ci vuole unità di intenti. E un progetto serio. Come, ad esempio, quello avanzato dal Cipal e sottoposto all’attenzione del consiglio di amministrazione da Michele Ratti, portavoce dell’associazione Adl. “Il Clir – spiega Michele Ratti, sindaco di Nicorvo – si può risollevare nella misura in cui i suoi stessi soci decidono di rimboccarsi le maniche per impedirne il fallimento. Quindi spetta proprio a noi amministratori prendere decisioni difficili. Dal punto di vista industriale l’aumento del 18 per cento delle tariffe è giustificabile. Non è altrettanto accettabile dal punto di vista politico. Soprattutto considerando il difficile momento economico e sociale. La crisi che coinvolge famiglie e imprese è ancora molto grave. Per queste ragioni il Clir deve cambiare marcia. Non basta raggiungere il pareggio di bilancio a colpi di aumenti”.

Nel 2017 il rincaro era stato del 13 per cento. Nonostante questo il bilancio 2019 del consorzio si è chiuso con una perdita di 572mila euro. Ancora più drammatiche le previsioni per il 2020. Nel corso di quest’anno il Clir subisce perdite di 100mila euro al mese. Per coprire questa voragine è quindi necessario applicare l’aumento del 18 per cento deciso dal Consiglio di amministrazione. Ai sindaci non resta che prenderne atto. Però dal Cipal e da Adl questo non basta. Ed ecco la proposta. “Mi sono fatto portavoce di un progetto elaborato dal Cipal – continua Michele Ratti – che parte da un semplice presupposto. Affidarsi soltanto allo smaltimento dei rifiuti genera solo costi. E’ necessario avviare un’attività industriale capace di generare profitti. Per questa ragione abbiamo messo a disposizione un progetto commissionato ad uno studio di ingegneria ambientale. Vogliamo puntare sulla realizzazione di un impianto di stoccaggio di inerti. Sarebbe un sito dal basso costo di realizzazione e dal limitato impatto ambientale. Ma non è tutto, infatti si aprirebbero anche le porte per altre attività come, ad esempio, quella della produzione di mattoni dalle ceneri”. Nel progetto di massima sono indicati due o tre siti idonei per la realizzazione dell’impianto che dovrebbe nascere con la partecipazione azionaria di maggioranza del Clir. Ma le porte sarebbero aperte anche per altre aziende pubbliche e private. I soci potrebbero immettere quella liquidità che oggi manca al consorzio con sede a Parona e evitare di disperdere risorse del territorio altrove. “Il mio Comune – conclude Michele Ratti – confina con quello di Borgolavezzaro. Per me sarebbe molto facile associarmi con questa realtà per affidare il servizio di raccolta rifiuti ad un’altra azienda. Allo stesso tempo non mi pare giusto investire sul basso novarese anziché lasciare risorse pubbliche sul territorio lomellino. Un territorio che troppo spesso si è dimostrato litigioso e attento agli interessi particolari prima ancora che a quelli generali. Questo è il momento della coesione. Attenzione però! Il tempo stringe e risposte concrete si dovranno avere entro pochi mesi”. Un sospiro di sollievo arriva invece dalla presidente del Clir, Federica Bolognese che, tra il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto è contenta di vedere ancora il bicchiere. Il consorzio, nonostante tutto, non è andato in frantumi. Oltre alla presa d’atto dell’aumento della tariffa rifiuti del 18 per cento l’assemblea ha anche votato a maggioranza lo schema di contratto di servizio. Un accordo della durata di 15 anni, ma che potrà essere rivisto e corretto (o abbandonato dai Comuni) dopo i primi tre.

“I prossimi passi – racconta la presidente Federica Bolognese – riguarderanno la definizione degli allegati del contratto di servizio. Ognuno di questi potrà essere cucito su misura rispetto alle esigenze peculiari di vari Comuni. Inoltre porteremo in assemblea anche l’approvazione del bilancio 2020”. Anche il Comune di Mortara, socio di maggioranza relativa del Consorzio, era presente all’assemblea di lunedì sera. “Raramente ho visto un’assemblea così caotica – spiega Simone Ciaramella, presidente di AsMortara – e con tanta vena polemica. Forse è meglio avere meno soci, ma più coesi e convinti di quello che si sta facendo, rispetto ad una compagine azionaria numerosa, ma profondamente in disaccordo. Penso che si debba lavorare per salvare la società, non per affossarla definitivamente. Chi ha deciso di abbandonare il Consorzio ha compiuto una scelta più che legittima. Però chi resta deve crederci sul serio. Nessuno pretende un atto di fiducia alla cieca. Anzi le cose da fare sono molto chiare. Per prima cosa bisogna operare sul contenimento dei costi. In secondo luogo è necessario ridurre i debiti pregressi. In particolari quelli contratti per la realizzazione della nuova sede di Parona, quelli contratti per l’acquisto delle quote appartenute a Vigevano e quelli contratti con i fornitori. In particolare negli ultimi anni i costi sostenuti per l’incenerimento dei rifiuti ha reso l’inceneritore di Parona un grande creditore”.

Luca Degrandi