I pendolari MiMoAl denunciano: i nuovi treni della nostra linea sono finiti sulla Cremona-Milano

Dove sono finiti i nuovi treni della linea Mortara Milano? Se lo chiedono i pendolari dell’associazione MiMoAl che da mesi non vedono più circolare i convogli che per pochi mesi hanno potenziato il servizio sulla tratta da e verso Milano. I nuovi convogli sono “spariti”dalla Lomellina, per poi essere di nuovo avvistati sulla linea Cremona Milano. Ma non è stato un rapimento. Le scelte arrivano da Trenord. Eppure i tre moderni treni erano stati introdotti nell’aprile del 2019 proprio per svecchiare una flotta che ha sulle spalle 50 anni di servizio. Poi, da marzo, dei Vivalto (questo il nome del modello delle vetture) neanche più l’ombra. Un mistero che tinge di giallo la difficile quotidianità dei viaggiatori, già alle prese con continui ritardi e soppressioni delle corse. “Li aveva promessi l’assessore Alessandro Sorte nel 2017 - spiegano i rappresentanti dell’Associazione – tre treni Vivalto. Anno di costruzione che va dal 2005 al 2008. Sarebbero stati usati dai pendolari della linea Milano-Mortara-Alessandria, utilizzata da 20mila passeggeri nei giorni feriali. Sono arrivati il primo aprile 2019 e sono scomparsi a marzo 2020. Chi li ha più visti?”. Un Vivalto è ricomparso sulla linea Cremona-Treviglio-Milano, che nei giorni feriali viene utilizzata da 6mila e 500 passeggeri, mentre gli altri due sono di scorta. Fermi a Milano. “I Vivalto – proseguono i membri dell’Associazione MiMoAl -, oltre la giovane età, hanno 684 posti a sedere e garantiscono maggior distanziamento sociale. Sulla linea Milano-Mortara-Alessandria viaggiano 8 treni. Dal 14 giugno abbiamo treni a doppio piano, a piano ribassato. Insomma treni vecchi di 40 anni. Il disagio dei viaggiatori è tangibile: sovraffollamento, cicloamatori lasciati sulle banchine, ritardi e soppressioni. Il trasporto regionale lombardo era già in crisi e ora con il Coronavirus ha ricevuto il colpo mortale. Chi troverà l’assassino?”. Ma i guai non sono finiti qua. Nel 2019 i minuti di ritardo, rispetto al 2018, sono aumentati del 66 per cento.

Luca Degrandi