“I luoghi del cuore”, il Fai lancia il concorso: mortaresi, votate per la chiesa di San Dionigi!

MORTARA - Potrebbe essere vista come una missione di salvataggio a cui tutti possono contribuire. Ma che sembra non interessare a nessuno. Come dire: recuperare la chiesa di San Dionigi? E chissenefrega! Eppure per non dimenticare la chiesa sconsacrata basterebbe un clik. Però in pochi, pochissimi si sono dimostrati interessati a partecipare al censimento biennale legato al progetto “i Luoghi del cuore”. Nella classifica presente sul sito Fondoambiente.it il monumento cittadino occupa la posizione 3mila e 505, con solo 14 voti all’attivo. Ma c’è di peggio. Il Teatro ha ricevuto 11 voti, mentre il santuario della Madonna del Campo è fermo a 8 preferenze. Chiedono questa particolare classifica la chiesa della Santissima Trinità già di San Gaudenzio e la Basilica di San Lorenzo appaiate con la miseria di sette voti. Il cuore dei mortaresi non batte per il volto storico della città dell’oca. Oltre alla classifica, in ballo c’è anche un possibile finanziamento economico da parte di Intesa San Paolo. Così c’è chi alza la voce per mobilitare la cittadinanza. In prima linea c’è l’associazione Italia Nostra, presieduta da Giovanni Patrucchi, e l’associazione “La Mortara che vorrei”, presieduta da Luana Ghirello. Italia Nostra ha chiesto pubblicamente un aiuto per permettere la scalata nella classifica della chiesa di San Dionigi. Obiettivo: farla conoscere ed ottenere i finanziamenti necessari al suo recupero. “Non tutti i mortaresi conoscono la sua storia – spiega invece l’associazione La Mortara che vorrei - ed in particolare che essa fa parte integrante del museo della Collegiata di San Lorenzo e di San Dionigi, scelta che risale al novembre del 2004. Uno spazio museale che potrebbe diventare più completo se si riuscisse a far tornare in vita anche l’ex chiesa di San Dionigi. Italia Nostra ci ha informato che esiste già un progetto di recupero e con esso l’opportunità di ampliare il museo con le opere esistenti. Per farlo diventare un luogo di cultura non solo per gli storici, ma per tutta la popolazione. Era previsto nel progetto anche un collegamento diretto tra le due Chiese e l’utilizzo della piazzetta antistante San Dionigi per esporre reperti lapidei di valore. Ricordiamo tra l’altro che materiale museale molto interessante si trova ora all’interno di alcune stanze del Palazzo Lateranense. L’idea di dotare la città di un museo a noi piace molto. Un museo che naturalmente non dovrà essere un semplice deposito di oggetti ma che sull’esperienza attrattiva che hanno assunto ad esempio i musei milanesi, potrebbe diventare interattivo. Al servizio degli studiosi, degli storici, degli studenti, di tutti coloro che amano la propria città, la sua storia, la sua memoria”. Anche l’amministrazione non può rimanere sorda e muta. Le associazione chiedono al sindaco Marco Facchinotti di di fare di più per tutelare i luoghi di pregio della città. “L’amministrazione – proseguono i rappresentanti dell’associazione – potrebbero interpellare il curatore fallimentare dell’area posta alle spalle dell’Abbazia di Sant’Albino e, di concerto con la Sovrintendenza alle Belle Arti, chiedere ai proprietari di impegnarsi per salvaguardare la finestra del ‘400. Essa impreziosisce una facciata dell’edificio. E’ fondamentale agire prima che il tempo, trattandosi di mattoni a vista, lo distrugga definitivamente. Valutando in alternativa l’autorizzazione a poterla asportare per ricomporla in altro sito. Stiamo infine studiando una lettera destinata alla direzione dell’azienda Sit di Mortara/Viadana per chiedere di valutare e conoscere l’eventuale interesse a creare in città con propri finanziamenti, un museo chi parli dell’importanza del legno e delle diverse fasi della sua lavorazione. Un bene prezioso il legno, da essi prodotto da decenni, con una mission tra l’altro di particolare attenzione all’ambiente e con l’assunzione dei valori degli Obiettivi del millennio. Noi sappiamo che le imprese oggi producono beni di consumo ma anche relazione tra territori e spazi di produzione. I Musei di impresa oggi sono decine nel nostro Paese, raccontano l’evoluzione della creatività industriale italiana e aderiscono ad Assolombarda ed a Confindustria. Musei che sono a tutti gli effetti beni culturali, in quanto ci parlano della capacità di innovazione dell’industria italiana e della creatività del saper fare italiano. Un museo del legno sarebbe dunque motivo di vanto per la nostra città”.

Luca Degrandi