#Focus11: Marco Pistocchi, torno a Garlasco dove tutto è cominciato

La campagna vaccinale prosegue senza un attimo di tregue. La nostra Regione è diventata zona bianca. Insomma, lo straordinario lavoro messo in atto dal personale sanitario sta dando i propri frutti. Il nuovo ospite di #Focus11, lo può benissimo confermare. Infermiere nella vita di tutti i giorni, ma anche volto noto del calcio lomellino. Da poco tornato a vestire la casacca del Garlasco, Marco Pistocchi ha molto di cui parlare sugli aspetti più significativi della propria professione. E sulla sua nuova avventura a tinte gialloblù.


Da infermiere, ti sentiresti di affermare che stiamo vedendo un po’ di luce in fondo al tunnel?

“Lo spero proprio. Mi auguro che con i vaccini si possa davvero ritornare alla normalità, perché è di questo che ha bisogno la popolazione. Inoltre, da calciatore quale sono, spero che da settembre possano ricominciare i campionati senza che si verifichi più alcuna interruzione. Senza più doverci fermare com’era avvenuto lo scorso ottobre”.


Sei stato impegnato in prima linea per parecchi mesi: che sensazioni hai provato?

“Non è stato semplice rimanere nei reparti Covid, mantenendo sempre e comunque lucidità e sangue freddo. Ho dovuto fare un gran gioco di squadra insieme ai miei ex colleghi, con i quali ho stretto un rapporto che trascende dall’ambito professionale. Adesso sono impegnato su un altro fronte. Quello di dare una mano ai malati terminali, con le cure palliative. Una cosa che ho imparato durante la mia attività è che è sempre bello poter essere d’aiuto per il prossimo”.


Avevano promesso di ricompensare i vostri sforzi: è stato fatto?

“Quasi per nulla. Le belle parole, che erano state spese nei nostri riguardi, sono praticamente rimaste fini a se stesse. Inoltre, gli infermieri che sono in possesso di una partita Iva, sono stati tra gli ultimi tra tutti coloro che lavorano nel mondo sanitario, ad essere sottoposti alla somministrazione vaccinale. Questa esperienza dovrebbe insegnare a non dare nulla per scontato. Un insegnamento che a quanto pare, qualcuno non è stato in grado di cogliere”.


Per quale motivo hai deciso di ritornare al Garlasco?

“E’ stata la prima squadra in cui ho militato, quando avevo 19 anni. Qui ho avuto modo di conoscere Paolo Maggi. Allora mio compagno di squadra ed ora mio allenatore. Una persona per la quale nutro parecchia stima ed ammirazione. C’è un aspetto romantico dietro alla mia scelta. Ho deciso di seguirlo insieme ad altre colonne portanti del Gambolò, come Caputo e Arrigoni. In maglia granata ho trascorso una bellissima esperienza. Ora però sono pronto a dare il cento per cento qui a Garlasco”.


Che obiettivi ti sei prefisso di raggiungere ora che sei tornato dove tutto ebbe inizio?

“Sicuramente raggiungere la salvezza il prima possibile. La Promozione è un campionato ostico, dovremo affrontare grandi squadre. Ora che sono un libero professionista, ho a disposizione molto più tempo per allenarmi. In generale, continuerò a migliorarmi e valorizzarmi sempre di più. Sia sul terreno di gioco, sia nel mio lavoro. Dopotutto, non si finisce mai di imparare”.

Edoardo Varese